DeRozan e compagni, nonostante i tantissimi infortuni, quest’anno stanno sorprendendo. E dire che nessuno se lo sarebbe mai aspettato!

Sono la franchigia rivelazione dell’attuale stagione NBA, e su questo non ci sono dubbi. Stiamo parlando ovviamente dei Chicago Bulls di DeRozan, che quest’anno stanno stupendo l’intera America (e non solo quella) amante della pallacanestro più spettacolare che ci sia. Sì perché nessuno a ottobre avrebbe mai pensato che il gruppo allenato da Billy Donovan avrebbe mai potuto nel giro di pochi mesi dimorare lassù in vetta alla classifica, con le grandi della Eastern Conference, tra cui i Brooklyn Nets e i Milwaukee Bucks. Ma nel campionato di pallacanestro a stelle e strisce può succedere anche questo, che i Bulls trovino presto un’identità così forte da permettere loro di giocarsela a viso aperto contro qualsiasi avversaria. Superare le avversità, insomma, oggi è la specialità di casa Chicago che, nonostante i tanti infortuni, sa quasi sempre come vincere e convincere – emblematico in tal senso il trionfo contro i Denver Nuggets per 109-97, partita durante la quale mezza squadra era ferma ai box. Arrivati a questo punto vi starete chiedendo il perché di questo successo tutto inaspettato, e la domanda ci sembra più che pertinente, soprattutto considerando che il quintetto titolare è buono ma non certo fenomenale. Oltre al fattore c, ovvero fattore coesione, c’è da aggiungere che DeRozan con 26 punti di media a partita è il miglior marcatore dei Tori; che Alex Caruso, ex Lakers, è uno dei migliori difensori dell’intera Lega; che Coby White finora è stato il 6° uomo che ci voleva per scardinare qualsiasi pronostico già scritto nero su bianco. Se questa spiegazione ancora non vi convince del tutto, sappiate che quando Lonzo Ball e Zach LaVine sono sul parquet contemporaneamente – cosa che non accade spesso a causa degli infortuni – il quintetto titolare veleggia verso la rotta della vittoria, perché i due in difesa e in attacco fanno faville. Stando così le cose, Chicago è dunque pronta per vincere l’anello? Non proprio, perché se è vero che sta facendo bene – e non era affatto scontato – da qui a trionfare in estate ce ne vuole, anche se Derrick Jones Jr sta stupendo.

L’obiettivo è ben figurare ai play-off (e le possibilità ci sono)

La sconfitta rimediata contro i Nets, per un punteggio finale di 138 a 112 in favore dei nero-argento, non deve per nulla preoccupare, visto e considerato che i Tori quest’anno sono una vera e propria “forza della natura”. Il loro essere lassù in vetta alla classifica della Eastern Conference, lo ripetiamo, fino a ottobre era un qualcosa di impronosticabile, anche per le stesse quote basket che ipotizzavano un dominio quasi assoluto da parte di Harden e compagni. Dunque un mezzo miracolo da parte del team diretto da Donovan è già stato fatto; l’altro mezzo miracolo sarebbe giocarsi i play-off ben figurando – obbiettivo questo assolutamente alla portata – e non certo lottare per l’anello. Perché siamo così “ostili” a una vittoria delle Finals da parte della franchigia di casa allo United Center? Perché i Nets di Harden sono più attrezzati per raggiungere tale risultato, e con loro i Golden State Warriors di Curry, tornati a essere un’avversaria credibile grazie anche al rientro di Klay Thompson. Lo stesso dicasi per i Phoenix Suns del fortissimo Devin Booker, pronti a bissare l’exploit della scorsa stagione, e per i Los Angeles di Davis. I Los Angeles Lakers? Proprio così: nonostante siano oggi molto lontani dalla vetta della Western Conference, hanno pur sempre un LeBron James in più da schierare sul parquet che nessuno ha! Già il fatto di poter essere in qualche modo accostati a queste avversarie, dovrebbe entusiasmare i Bulls, che sono destinati a crescere nel tempo, sempre se gli infortuni la smetteranno di perseguitarli – ricordiamo che saranno fuori per qualche settimana ancora, tra gli altri, sia Caruso sia Jones Jr.

Le sconfitte contro Warriors e Celtics servono per crescere

Non si può certo diventare grandi in pochi mesi, e questo Chicago lo sa bene; c’è infatti bisogno di un netto percorso di crescita che passi attraverso sfide toste e impegnative, come quelle giocate (e perse) contro Warriors e Celtics. Nel primo caso siamo di fronte a una pesante sconfitta che servirà da lezione ai Tori, perché perdere contro gli ex campionissimi per 138 a 96, dopo un primo tempo da far rabbrividire, non è per forza il peggiore di male; ricordare, a onor di cronaca, che i Bulls al 4° minuto perdono Zach Lavine per infortunio serve solo a mitigare in parte il loro tracollo sul parquet. Nel secondo caso, invece, stiamo parlando di una sconfitta decisamente più “leggera”, visto e considerato che si è concretizzata solamente a partire dagli ultimi 2 minuti di gara. Risultato: 114 a 112 per Boston, che fino alle fine era stata messa sotto dai Bulls. Poi quel parziale di 8 a 0 da parte della squadra allenata da Ime Udoka ha cambiato tutto, facendo passare in secondo piano la bella prestazione di DeRozan e compagni, che con un po’ di attenzione in più avrebbero potuto portare a casa la vittoria. Se guardiamo alle statistiche notiamo che dal secondo quarto e per quasi tutto il quarto quarto Chicago era già pronta a vendicarsi dopo il pesante stop contro i Warriors, e invece…Eppure aver perso queste 2 partite non solo non ridimensiona affatto gli obiettivi di questa squadra che ai play-off ci andrà sicuramente, ma, anzi, darà quella spinta in più per imparare dai propri errori. Detto diversamente, guardando alla classifica c’è solo di che gioire, dopo anni trascorsi a vedere le altre squadre giocare e primeggiare. Stavolta sarà diverso per i Bulls – questo ormai è scontato – che a ranghi completi non devono temere proprio nessuno.

Il recente passato ormai è un lontano ricordo

Se oggi è impossibile dire quanto lontano sapranno spingersi i Tori nel corso della post-season, è invece possibilissimo ricordare il loro recente passato, fatto di due anni trascorsi a occupare l’11° posto. E non stiamo parlando di un’epoca lontana nel tempo, quanto delle stagioni 2019-2020 e 2020-2021, dove fare fatica contro franchigie come gli Charlotte Hornets o i New York Knicks era all’ordine del giorno!

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