Sarà che l’aria di Bologna non fa bene a Trieste (che comunque, a prova di ambizioni, sta nasando la possibilità di inserire il regista Fernandez, protagonista della promozione di Brescia lo scorso anno), che solo nel garbage di ieri ha superato una quota 60 dopo aver fatto pure peggio al Paladozza, sarà che forse, in realtà, la Virtus di birra in corpo ne ha ancora più di quanto non sembri, o di quanto Ramagli non avesse pronosticato nel prepartita. Alla fine arriva anche la sesta vittoria consecutiva, soffrendo il minimo nel primo quarto, facendo saltare il tavolo nel secondo quarto, e gestendola senza grossi problemi dopo l’intervallo. Evitando eccessi di satollaggine come con Recanati, e affidandosi agli urlacci del coach quando si poteva paventare il rischio. Applausi collettivi, per una partita in cui i big hanno fatto a tratti da gregari di lusso per i classici gregari di lusso diventati big. Andando, quindi, a fondare la vittoria sui pilastri di Rosselli e Michelori, e aspettando Umeh e Lawson per cesellare senza bisogno di protagonismi eccessivi.

E’ una Virtus in salute, al di là degli etilometri che dovranno valutare se e quanta birra è rimasta e rimarrà per il derby con Forlì. Che gioca tra esperienza e gioventù, “energia e cervello” come ha detto Ramagli a fine gara, tra le garanzie che possono dare i big italiani, le certezze di americani che possono produrre cifre senza sembrarne però dipendenti, e giovincelli che non solo allungano le rotazioni senza perdere colpi, ma che possono dare muscoli e volontà difensiva, come successo ieri. Trieste ci ha capito poco, pensava di poterla mettere sul fisico ma non ci è riuscita (46 a 28 a rimbalzo, ecco), e tolto questo a Dalmasson e soci è rimasto, davvero, poco.

Ora Forlì, in un derby che manca su questi schermi da una ventina d’anni o giù di lì, per una Virtus che magari non farà fuochi d’artificio, ma che sembra fatta apposta per far felici quelli che la vedono. Senza fronzoli, ma con tanta voglia di sbucciarsi le ginocchia e mettere i propri gomiti sempre davanti agli altrui pettorali. Non sarà garanzia di vittorie certe, ma di serietà certo. Poi una lunga pausa, in cui i ragazzi giocheranno gli Europei di categoria, e gli altri proveranno a ricaricare le pile, sperando di recuperare Ndoja, che sulla carta potrebbe far compiere un altro salto di qualità a questa squadra.

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