Se doveva essere la dimostrazione che la Fortitudo da export credibilità ce la può avere, Roma rispedisce al mittente tutte le velleità pur in una giornata dove l’asterisco della assenza di Leunen permette a Martino di avere, se non altro, qualche alibi da mettere sul piatto. Torturata a rimbalzo, senza il giusto fosforo nella metà campo offensiva per restare in scia, la partita di Bologna dura una dozzina di minuti, prima di schiantarsi contro una Roma che nella canonica e antica asse play-pivot prende la Fortitudo e la impacchetta. Che sia saudade del Paladozza o l’ovvia sofferenza dell’evirazione nel reparto lunghi, il tempo ce lo dirà.

Si parte con l’iniziale batti e ribatti che viene subito spareggiato dalla difficoltà di stare dietro a Jefferson, lungo che riesce ad essere sia verticale che orizzontale: la Fortitudo rimane staticamente a guardare, arriva la doppia cifra per il 41 romano, e il 21-12 interno. Martino gira la gente che ha, offre spazio anche a Dellosto, e se non altro chiude la frazione trovando qualche blanda contromossa, fino al 21-16 romano del decimo.

L’inerzia è una anguilla, c’è chi la afferra e poi se la fa sfuggire, e alla fine la morale della parte centrale della partita è che né la Bologna rientrante (impattando con tripla del cinno), né la discontinua Roma riescono a timbrare con continuità. Guardando dal lato bolognese della partita, c’è un attacco troppo sfilacciato e una difesa non sempre da metterci la mano sul fuoco, quindi chi la guarda sempre e comunque con un po’ di naso davanti è l’Urbe. Si rimedia ai problemi a rimbalzo con la maggior velocità senza palla, ma è 41-36 al 20’.

Fermare i lunghi è un problema, anche quando Martino prova la coppia Daniel-Stephens: se manca Jefferson si carica Teinino Alibegovic, e così come nel primo quarto serve andare a bussare alla rotazione per non collassare, viste le Marianne del 38-55. Qualcosa migliora, ma i secondi possessi e i tapin continuano ad essere atroce balzello, ed è difficile stare lì con la testa quando, ad ogni azione, si deve difendere due volte e non una per riuscire a trovare poi il possesso. Kyz ruba palla alla sirena, ciuffa, 61-45 al 30’.

Il ventello diventa inevitabile, con la Fortitudo che non pare avere né i muscoli né l’ossigeno per provare non tanto a recuperarla ma almeno a tenerla viva. Allora nulla da segnalare, se non che nei minuti finali Roma rallenti e permetta alla Effe di non uscire come successo a Varese, in attesa del riaggiustamento del roster e il ritorno ad una doppia casalinga.

(foto Fortitudo – Valentino Orsini)

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