E se nasce una sconfitta poi la chiameremo Roma, avrebbe cantato il finto Venditti di Corrado Guzzanti tanti anni fa. La Fortitudo si fa battezzare dal campionato nel peggior modo possibile, incartandosi con le proprie mani di fronte ad una Virtus che di idee ne ha per forza di cose poche, ma che meglio le sa mettere in campo rispetto a Bologna. Attaccare sul palleggio e andare in area: a Bucchi basta questo per mettere in difficoltà Sacchetti, e i biancoblu nulla o poco fanno per trovare soluzioni. E quindi, preso il break a metà secondo quarto, è solo una lunga, inutile rincorsa.

Benvenuti quindi nel basket ai tempi del Covid, laddove in quel di Roma le porte sono chiuse, e l’Eur (che piccolino non è) che rimane impressionantemente deserto dietro le schiene e le facce dei giocatori. Si parte con le non difese reciproche di Happ e Hunt ad alzare i punteggi, ma dopo le prime contromisure sembra andare meglio Bologna, anche perché panchinati i titolari c’è Totè a far bottino su Cervi. Dura poco, e dal 20-13 dell’ottavo è 20 pari, con la schiacciata dell’ex Reggio, allo scadere.

A cambiare la propria frontline arrivano problemi, con ritmi che vengono persi e Roma a provar sgommata con doppia tripla di Wilson nel nulla collettivo. Bologna non ha idee a difesa schierata, smuove il tabellino con qualche libero, ma pur rientrata dal 22-28 termina il quarto tra palle perse e poche gerarchie permettendo a Roma di scappare, sulle ali di Evans e Hunt. Arrivano i timeout, non arriva il cambio di passo, e con altro cesto preso allo scadere (stavolta Beane da 3) all’intervallo si è alle Marianne, 32-44.

Piombata a -13 dopo un tiro da 4 di Evans, la Fortitudo deve almeno provare a ricordare come si attacca, e qualcosa si muove con un 10-0 da parte dei suoi big. Non è ancora tempo per impattare, dato che Robinson non ha grossi problemi a superare le prime linee difensive e far 4 cesti di fila, ma almeno si resta in scia rispondendo dall’altra parte, ed è -4 (64-60) al 30’.

Si deve richiamare in campo Fantinelli per limitare Robinson, intanto Roma regala, tra contropiedi scialacquati e tecnici chiamati alla panchina con palla in mano. Però dall’altra parte nessuno fa canestro, Aradori e Banks paiono quasi inconsciamente non mettersi in ritmo l’un l’altro, e alla Virtus della Capitale basta poi evitare di far danni – e ci si prova – per portare a casa una vittoria, diciamo, non del tutto prevista alla vigilia.

Foto di Valentino Orsini/Fortitudo Pallacanestro Bologna

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