Una stagione partita con grandi aspettative, e finita con la vittoria in Champions League. Detta così l’annata Virtus potrebbe sembrare trionfale, e invece è stata parecchio tribolata, con notevoli alti e bassi soprattutto in campionato – dove per il secondo anno di fila l’obiettivo playoff è stato mancato – e anche dal punto di vista societario, dato che ci sono state rivoluzioni in corso d’opera. Dei tre arrivati in estate (Dalla Salda, Martelli, Sacripanti), solo uno è ancora al suo posto, mentre sono subentrati Paolo Ronci e Sasha Djordjevic.
In ogni caso, la vittoria di Anversa vale molto, sia perchè è il quinto titolo europeo della storia delle Vu Nere, sia perché significa tanto per una proprietà (e per molti sponsor) che per il futuro hanno espresso la volontà di investire sempre di più, per crescere ancora, fino a lottare stabilmente per il vertice del campionato italiano

In attesa di capire le mosse estive della società e della proprietà, vediamo uno per uno i protagonisti della stagione bianconera.

Punter – voto 7 – Arriva da MVP della Final Four di Champions League, e finisce da MVP della Final Four di Champions League, trascinando le Vu Nere al successo con due partite strepitose contro Bamberg e Tenerife. Per il resto, stagione molto solida in coppa (16 di media, primo quintetto), a fasi più alterne in campionato, anche se quando si accende dimostra una capacità di fare canestro che ha pochi eguali. A 25 anni, ha ancora notevoli margini di crescita e potrebbe valere la pena scommettere su di lui.

Martin – voto 6.5 – Arrivato come buon attaccante, a Bologna è soprattutto il miglior difensore della squadra, e diventa subito imprescindibile. I due mesi del suo primo infortunio coincidono col momento più difficile della stagione. Poi torna, ma la condizione non è quella di prima, e ha anche una ricaduta. In ogni caso è sempre molto importante in difesa. Ha contratto per l’anno prossimo, e previa una verifica fisica andrebbe assolutamente tenuto.

Moreira – voto 5 – Arriva a gennaio dal PAOK, su diktat della proprietà. Quando accende, fa vedere buone cose e diventa presto il miglior rimbalzista della squadra sia in coppa che in campionato. Quando spegne, è un buco nero, e Djordjevic per questo lo tiene fuori varie volte. Avrebbe margini per migliorare molto, ma difficilmente sarà riproponibile.

Pajola – voto 6 – Cifre risibili che non dicono tutto. Parte come vice-Taylor, e fino all’arrivo di Chalmers dà il suo contributo, soprattutto in difesa (memorabile la partita contro Strasburgo in cui annulla Green). In attacco però è poco pericoloso, e spesso non prende nemmeno tiri aperti. Per diventare un ottimo giocatore di serie A gli manca un tiro affidabile e non battezzabile, cosa che si è intravista nel finale di stagione. Ha contratto, da capire se resterà come terzo play o andrà in prestito dove potrà avere minuti e responsabilità, cosa che probabilmente gli farebbe bene.

Taylor – voto 6.5 – Per lunghi tratti è il miglior giocatore della squadra, playmaker capace di servire i compagni o di decidere le partite lui stesso. Ha però notevoli problemi di adattamento al metro arbitrale italiano, finendo fuori per falli più di una volta, anche in partite punto a punto. L’arrivo di Chalmers dovrebbe spronarlo, ma accade l’effetto contrario. Finisce in maniera abbastanza dimessa, e quasi certamente non sarà riconfermato.

Baldi Rossi – voto 5.5 – Con Sacripanti gioca poco, e perde via via terreno finendo addirittura fuori dalle rotazioni. Djordjevic lo recupera dandogli fiducia e lui risponde presente, con difesa e tiri pesanti quando è chiamato in causa. Da italiano e bandiera della società, visto che è cresciuto nel settore giovanile bianconero, confermarlo non sarebbe un’eresia.

Cappelletti – voto 5.5 – Arriva da undicesimo, e ha poco spazio. Quando gioca, fa vedere buone cose in attacco – anche con notevole faccia tosta – mentre dietro fatica di più. In ogni caso, la sua scommessa dopo l’infortunio l’ha vinta, e l’anno prossimo sarà libero di firmare dove potrà avere spazio.

Kravic – voto 6.5 – Insieme a Martin, è quello che come rapporto qualità/prezzo ha reso di più. Ha limiti evidenti, ma lotta sempre come un leone e questo al pubblico (e anche ad entrambi i coach) piace molto. In attacco è spesso molto efficace, a rimbalzo e dietro invece deve migliorare ancora tanto. E’ comunque un giocatore in crescita e nel giro della nazionale serba, per cui anche qui, confermarlo non sarebbe un’eresia.

Chalmers – voto 6 – Colpo mediatico o realmente efficace? Di certo quando arriva tutto il mondo del basket parla della Virtus, e alla Palestra Porelli passa anche una leggenda come Ray Allen. Per il resto, l’ex play degli Heat fa davvero fatica a riprendere la condizione, e spesso in campo si innervosisce e forza troppo, anche per frustrazione. Alla fine, Djordjevic lo mette in tribuna preservandolo per la Final Four, e la scelta si rivela vincente, dato che sarà importantissimo in entrambe le partite, con anche il canestro della sicurezza negli ultimi minuti della finale.
Se ci fossero certezze sul suo stato fisico sarebbe da confermare subito, ma l’impressione è che difficilmente potrà giocare ancora 30’ di media ad alto livello due volte a settimana. E Mario Chalmers può essere uno che parte dalla panchina?

Aradori – voto 6 – Come la squadra, ha una stagione di alti e bassi. Il suo momento migliore coincide con i due mesi dell’infortunio a Martin, in cui ha tanto spazio e lo sfrutta bene, segnando tanto e con ottime percentuali. Prima e dopo, fa più fatica, anche difensiva, complice un piccolo infortunio muscolare i suoi postumi. Con Djordjevic parte giocando poco (8’ nello spareggio contro Nanterre) ma finisce per ritagliarsi i suoi spazi e ad Anversa è importante in entrambe le partite. Promosso capitano in corso d’opera da Luca Baraldi, ha ancora un anno di contratto a cifre importanti, e la proprietà ha già annunciato che si ripartirà da lui. Potrebbe anche arrivare un’estensione del contratto in essere, in modo da farlo diventare un giocatore bandiera.

M’Baye – voto 6 – La sua stagione è un mistero. A tratti è onnipotente (la stoppata su Fall è un esempio in tal senso), sia fisicamente che tecnicamente, a tratti sparisce totalmente dalle partite, spesso nei secondi tempi. Giocatore che avrebbe i mezzi per fare qualsiasi cosa, ma non sempre li usa. In coppa comunque meglio che in campionato (come molti), e anche in finale si fa valere. In ogni caso, difficilmente resterà.

Cournooh – voto 6 – Cifre non particolarmente significative, a parte l’ottima percentuale da tre in coppa, ma grande presenza difensiva. Quando Djordjevic ha bisogno del suo “special team” difensivo, lui è praticamente sempre in campo. In attacco però a volte sbaglia appoggi banali in maniera inspiegabile. In ogni caso, nel prossimo roster può assolutamente essere uno dei sei italiani.

Qvale – voto 5 – Il grande mistero. Arriva con un biennale secco, dopo un’ottima stagione al Kuban, e viene anche nominato capitano. I problemi alla schiena però lo colpiscono subito, e di fatto gli impediscono di giocare quasi sempre. Quando gioca, fa vedere che ci sa fare, ma questo non era in dubbio. La tenuta fisica invece non c’è, e alla fine diventa sempre il prescelto per stare fuori. Appena 202 minuti in campionato, decisamente troppo pochi per lo stipendio che prende. Ha un altro anno di contratto a cifre importanti, ma non è più proponibile, per cui bisognerà trovare un accordo per la risoluzione.

Pino Sacripanti – voto 5.5 – Rispetto agli obiettivi di inizio stagione, è in linea. Final Eight di Coppa Italia conquistata (sebbene all’ultimo tuffo) e ben giocata, ottima prima fase di coppa, squadra in zona playoff. Però sembra sempre che manchi il classico centesimo per fare l’euro, ci sono problemi difensivi sparsi e varie partite vengono perse in volata dopo aver subito rimonte – tra cui quella con Venezia, che lo condanna – e l’impressione, come dirà poi Baraldi, è che a un certo punto il tecnico canturino non avesse più la squadra in mano.

Sasha Djordjevic – voto 6.5 – Ha vinto una coppa europea, e questo comunque vada resterà. A parte questo, arriva in un momento critico, in mezzo al momento di lutto per la scomparsa di Alberto Bucci e attesa dallo spareggio con Le Mans. In coppa riesce a conquistare le Final Four e poi le vince, in campionato invece non riesce a portare la squadra ai playoff, con la sconfitta contro Pistoia (e successivo caos mediatico dopo la “gita” a Milano degli americani) che grida ancora vendetta. L’impressione è che molti elementi della squadra non sia adatti al suo gioco difensivo, in ogni caso il finale è gagliardo e ad Anversa difendono tutti, segno che i suoi dettami sono stati recepiti.
Ora ha altri due anni di contratto e praticamente pieni poteri sul mercato, dovrà usarli per plasmare la Virtus vincente evocata da patron Zanetti.

Società e proprietà – voto 6 – Anche qui, la conquista della coppa “salva” una stagione piuttosto complessa. Si parte con Dalla Salda, Martelli e Sacripanti (scelto non in maniera unanime, peraltro), e due dei tre non finiscono la stagione. Ci sono anche notevoli polemiche coi tifosi per la scelta di giocare due partite alla Unipol Arena, e quando arriva Paolo Ronci si capisce che la proprietà ha deciso di intervenire direttamente. Gli obiettivi iniziali della proprietà crescono in corso d’opera, e questo destabilizza un po’ l’ambiente, ed è anche uno dei motivi dell’esonero di Sacripanti e dell’arrivo di Djordjevic.
Anche i due innesti sul mercato – Moreira e Chalmers – arrivano su iniziativa diretta delle proprietà, che a un certo punto diventa decisamente interventista.
Alla fine col terzo budget del campionato, come confessato da Luca Baraldi, arriva l’ottimo risultato in Champions League, ma il secondo anno in fila senza playoff, e questo è ovviamente deludente.
Per il futuro, oltre all’auspicato aumento del bugdet, occorrono più stabilità e continuità. Con i pieni poteri affidati a Sasha Djordjevic (con Paolo Ronci d’appoggio), le intenzioni della proprietà sembrano essere quelle.
Infine, per la società Virtus è stato un anno triste, per la scomparsa del presidente Alberto Bucci, che ora andrà sostituito. Un nome è già uscito, ma il candidato ideale (forse l’unico paragonabile a Bucci) sarebbe solo uno: Roberto Brunamonti.

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