La veloce e pesante eliminazione con Milano ha di sicuro fatto capire che di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma non deve far dimenticare la splendida stagione della Virtus. Partiti con la penalizzazione, un budget risicatissimo e l’obiettivo della salvezza, i bianconeri hanno reso oltre ogni più rosea aspettativa e sono arrivati ai playoff, che mancavano dal 2012. Inoltre si è già impostata la programmazione futura, con i rinnovi di Valli e Ray, e di altri che seguiranno.

Vediamo uno per uno i protagonisti della stagione bianconera:

White – voto 7 – Tra i rookie bianconeri è il primo a farsi notare. E’ veloce, atletico e ha anche discreto tiro dalla media e dalla lunga. Senza dubbio il migliore tra i lunghi bianconeri, ha enormi margini di miglioramento, e attira su di sé parecchi sguardi. Il suo obiettivo è l’NBA, ma un altro anno in bianconero gli farebbe bene per crescere. Sarà però difficile trattenerlo, perchè nel suo caso sembra proprio che pecunia non olet.
In 27’ di impiego, 12.1 punti e 6.8 rimbalzi, e 1.0 stoppate a partita.

Cuccarolo – voto 6.5 – Arrivato come quarto lungo dalla A2 e con il non facile fardello di essere l’uomo più alto d’Italia. Lavorando duro però smentisce tutti i detrattori e si ritaglia un suo dignitosissimo spazio. Migliora nella velocità di piedi, nella gestione dei falli, nella velocità, e tutti se lo ricordano inseguire (e tenere) Lavrinovic a sette metri da canestro. Veramente una bella sorpresa, meriterebbe la riconferma, anche se potrebbe non esserci spazio per lui se le ambizioni della società dovessero crescere.
In 13.2’ di impiego, 2.7 punti e 2.8 rimbalzi.

Gaddy – voto 6.5 – Giocatore molto difficile da definire. Spesso pare un play vecchio stampo, che pensa prima ai compagni e poi (molto poi) a se stesso, tanto da infilare partite da 0 punti e 8 assist. A volte invece si ricorda di saper attaccare, e segna con buone penetrazioni e triple con un ottimo 41%. Altre volte – soprattutto in trasferta – quasi non ci si accorge della sua presenza. L’intelligenza tattica non gli manca, e nemmeno tutto il resto. Se riuscirà a diventare più continuo potrà diventare un fattore in questo campionato. La società punta su di lui, e a breve dovrebbe annunciarne il rinnovo. In 27’ di impiego, 7.2 punti e 3.7 assist.

Imbrò – voto 5 – Recupera dal grave infortunio al ginocchio prima del previsto, ma purtroppo – come ammette anche coach Valli – ha perso in esplosività. Al livello della serie A ha fatto molta fatica, soprattutto in difesa. In attacco è stato usato anche da guardia, per via del suo tiro da tre, ma raramente ha inciso. Ha ancora un anno di contratto, a cifre importanti, e la società dovrà decidere cosa fare con lui. In 14’ di impiego, 3.8 punti e 0.8 assist.

Fontecchio – voto 7 – Di talento ce n’è da vendere, la continuità invece deve ancora arrivare. Ma quando accende, può vincerti le partite, come ha fatto a Pistoia e con Avellino, oppure può cancellare l’avversario più pericoloso, o andare in doppia cifra, come ha fatto 13 volte. Partito in quintetto e molto forte, dopo l’infortunio alla caviglia è stato un po’ limitato dall’esplosione di Hazell, ma ha sempre fatto il suo. E il suo duello con Gentile nei playoff è stato bellissimo. Si è dichiarato per il draft NBA, ma è ancora presto e probabilmente ritirerà la candidatura, per cui il suo futuro in bianconero non dovrebbe essere a rischio. In 24’ di impiego, 7.4 punti, 2.3 rimbalzi e 1.5 assist.

Mazzola – voto 6.5 – Quello che le cifre non dicono. Diventa subito l’idolo dei tifosi per il suo lottare in campo, per il non mollare mai, per difendere sempre durissimo. E i lunghi avversari ne pagano spesso le conseguenze. In attacco invece fa quasi sempre fatica, ma è lo stesso davvero utile alla squadra. Per i suoi primi playoff promette (e poi mantiene) di offrire una birra a tutti i tifosi. Lui vuole restare, la società lo vuole trattenere, non ci dovrebbero essere problemi per la sua permanenza. In 23’ di impiego, 7.2 punti e 6.4 rimbalzi.

Hazell – voto 7.5 – Arriva con grande fiducia nei propri mezzi, e si definisce il miglior tiratore del mondo. Nel girone di andata non sembra, anzi. A Roma però c’è la svolta: senza Ray e Fontecchio sfodera una prestazione da 29 punti, e da lì in poi farà un girone di ritorno strepitoso, quasi sempre sopra i 20 punti e tre volte anche sopra i 30, mostrando ottimo tiro da tre ma anche buona capacità di penetrazione. Promosso in quintetto non ha particolari problemi nella convivenza con Ray, anzi definisce se stesso e il capitano gli “Splash Brothers” delle Vu Nere. L’unico difetto è che spesso tende a tirare troppo, cosa tipica di qualsiasi tiratore. Ma ci si può lavorare su: non a caso l’idea della società è quella di confermarlo, se si troverà un accordo. La volontà del giocatore, almeno a parole, c’è.
In 27’ di impiego, 15.6 punti e 3.0 rimbalzi.

Ray – voto 8 – Il migliore, senza se e senza ma. Valli lo vuole fortemente come leader della squadra, lui risponde presente da subito. Miglior realizzatore della squadra, miglior tiratore da tre (46%), miglior tiratore di liberi (91.5%), cosa molto utile perchè è decisamente bravo a procurarsi falli. Stagione di altissimo livello, con l’unico neo delle troppe palle perse (3.3), difetto che andrebbe limato soprattutto in vista del suo futuro da playmaker, voluto da coach Giorgio Valli, col quale dividerà i prossimi due anni in bianconero. In 30’ di impiego, 16.9 punti, 3.8 rimbalzi e 2.3 assist.

Reddic – voto 5.5 – Arriva al posto di Gilchrist dopo essere stato tagliato da Pesaro, e questo potrebbe essere emblematico. In ogni caso l’inizio è decisamente incoraggiante, va quattro volte in doppia cifra nelle prime sette partite giocate e mostra di saper fare un po’ di tutto, davanti e dietro. Poi però si perde, e nel finale del campionato torna il giocatore che a Pesaro non aveva inciso, tanto da vedere notevolmente calare il suo minutaggio. Il talento non mancherebbe, ma la continuità non sembra essere la specialità della casa: pertanto non resterà. In 15’ di impiego, 6.6 punti e 4.8 rimbalzi.

Gilchrist – voto 4 – L’unica scommessa persa dei cinque americani presi. Appare da subito inadeguato alla serie A, tecnicamente e come atteggiamento, e nel girone di andata ha una parabola discendente che lo porta dall’essere titolare ai 40’ minuti di panchina, anche perchè . Tagliato per Reddic, finisce in Ungheria. Gioca 14 partite: in 18’ di impiego, 5.2 punti e 4.8 rimbalzi.

Portannese – voto 4.5 – Il salto dalla A2 Gold alla serie A non gli riesce. Gioca pochissimo, e dopo un paio di mesi chiede e ottiene di essere ceduto, finendo in Silver a Latina, dove trova spazio e punti. Qui gioca 5 partite: in 5’ di impiego, 1.4 punti.

Giorgio Valli – voto 7.5 – Probabilmente l’artefice principale dell’ottima stagione. Riesce a far rendere al meglio una squadra giovane e inesperta, plasmandola secondo il suo credo, partendo dal lavoro quotidiano (in palestra) e dalla difesa (in campo). E’ anche merito suo se in spogliatoio si è creato un gruppo che ha reso ogni più rosea aspettativa, con anche notevoli miglioramenti individuali. L’intesa con Allan Ray – suo “senatore” dai tempi di Ferrara – funziona alla perfezione, tranne uno screzio nel dopo-Cremona, subito ricomposto. Non a caso si ripartirà da loro due. Con il rinnovo biennale per lui e tutto lo staff gli sono state messe in mano le chiavi tecniche della società, d’ora in poi presumibilmente si occuperà anche di mercato, assieme a Sandro Crovetti.

Società – voto 6.5 – L’inizio è da brividi, con un silenzio durato due mesi e l’arrivo della penalizzazione di due punti per ritardati pagamenti di IRPEF e stipendi, fatto inedito nella storia della Virtus. La società accusa di questo l’AD Piergiorgio Bottai, che pochi mesi dopo saluterà. Inoltre il budget è uno dei più bassi del campionato (500mila euro netti per gli stipendi dei giocatori), cosa che fa abbastanza scalpore visto il potenziale economico della proprietà. Con il nuovo CDA e l’arrivo di Sandro Crovetti la società viene ridisegnata, anche con alcuni addii eccellenti, quello di Bruno Arrigoni (che di fatto è fuori da mesi, anche se continuerà a percepire lo stipendio fino al prossimo 30 giugno) e di Gigi Terrieri, situazione non molto gradita dai tifosi, e che probabilmente andava gestita meglio. Pochi giorni fa ha lasciato anche Giordano Consolini, che resterà come allenatore ma non più come responsabile del settore giovanile, sostituito da Federico Vecchi.
Dopo un inizio difficile le cose però hanno iniziato ad andare bene, con gli ottimi risultati sul campo – e come sempre il lavoro di una società sportiva si giudica principalmente dai risultati sportivi – e il definitivo risanamento dei conti della società, che ora non sono più a rischio, stando a quanto è stato dichiarato.
Lo staff tecnico è stato messo nelle condizioni di lavorare al meglio, e adesso la società ha una struttura snella e una catena di comando chiara, in cui tutti sanno quello che devono fare. E questo è assolutamente positivo.
Inoltre il palazzo è stato quasi sempre pieno, e si è creata un’ottima sinergia tra pubblico e squadra. Infine, rinnovare Valli e Ray con un biennale e trattare per il rinnovo di altri giocatori (Gaddy, Mazzola, Hazell) significa voler dare continuità a una struttura di squadra che ha funzionato, e va applaudito.
Manca solo una cosa, che non è di poco conto. Occorre che la proprietà – ovvero la Fondazione Virtus – alzi l’asticella degli obiettivi e di conseguenza il budget della prima squadra. Non ne se può fare a meno, e più volte Renato Villalta e anche alcuni soci hanno dichiarato che l’obiettivo della Virtus è quello di tornare ai massimi livelli italiani. Per fare questo di certo è necessaria una struttura societaria che funziona – e questa ora c’è – ma serve anche un budget (decisamente) superiore a quello attuale. E questo può garantirlo solo la Fondazione. La sfida con Milano ha fatto capire quanto profondo sia il gap da colmare, ora bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti.

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