Con la sconfitta a Cantù la Virtus ha chiuso la sua stagione al 13° posto con 11 vittorie e 19 sconfitte. Tantissime sono arrivate in volata, ma questo purtroppo non fa che aumentare i rimpianti. Dal punto di vista sportivo è stata una stagione deludente, c’è poco da girarci attorno, e gli obiettivi dichiarati dalla società – qualificazione alle Final Eight e ai playoff – sono stati mancati entrambi.

Vediamo uno per uno i protagonisti della stagione bianconera:

Gaddefors – voto 4.5 – A ottobre dichiara di voler andare in NBA partendo dalla Virtus. E’ vero che se ci è andato Ware c’è speranza per tutti, ma al momento siamo abbastanza lontani, diciamo così. E la cosa fa arrabbiare, perchè lo svedese avrebbe tutto per poter dominare: fisico, tiro, passaggio, difesa. Purtoppo manca totalmente la continuità mentale: si accende e spegne con rapidità impressionante, anche all’interno della stessa partita. Illude con un buon inizio – 5 volte in doppia cifra nelle prime 7 partite – poi si spegne col resto della squadra. Il suo futuro è un mistero, può esplodere da un momento all’altro oppure perdersi del tutto. A queste latitudini difficilmente si potrà riproporre, in ogni caso. In 23’ di impiego, 6.8 punti e 3.3 rimbalzi.

Hardy – voto 7 – Il migliore, e il più continuo. In difesa non è un mastino, ma in attacco non è secondo a nessuno. Realizzatore di razza, sa fare canestro in tanti modi diversi. E quando si accende è capace di segnare tanto in pochissimo tempo. Ha margine per migliorare ancora, e diventare un giocatore importante del nostro campionato, e in più ha un utile passaporto Cotonou. La Virtus deve provare a trattenerlo a ogni costo, ma non sarà facile, perchè il giocatore ha fatto sapere che prima valuterà altre offerte che certamente ci saranno. In 33’ di impiego, 17.1 punti e 1.9 assist, tirando da tre col 43%.

Motum – voto 4.5 – Altra scommessa persa, per evidenti limiti fisici. Arrivato dal college, in Italia si rivela troppo lento di piedi per fare il “4”, troppo leggero per fare il “5”, e piuttosto scarso a rimbalzo. Ci sarebbe la buona mano da tre, ma solo in teoria, perchè il dato finale dall’arco dice 30%, quindi nulla di clamoroso. Valli alla fine lo mette fuori rosa, preferendogli King e Jordan, fisicamente più dotati. Al momento non pare proponibile in serie A. In 23’ di impiego medio, 8.3 punti e 3.3 rimbalzi.

Imbrò – voto 5.5 – Purtroppo termina il suo campionato a febbraio per un brutto infortunio al ginocchio. Prima disputa una stagione un po’ anonima, in cui da play di riserva spesso si trova quasi costretto a fare la sponda tra giocatori (ad esempio Walsh) che vogliono la palla in mano molto più di lui. E in difesa fatica abbastanza. Ogni tanto però si accende, e con le sue triple (48%) è importante nella vittoria di Roma e in quella in casa con Siena. Ha 20 anni, e la Virtus punta molto su di lui. Per la prossima stagione – anche a seconda di come recupererà – è da capire se dargli ancora un posto in prima squadra o mandarlo magari a giocare tanto in Gold. Difficilmente sarà pronto per l’inizio della stagione, in ogni caso In 13’ di impiego medio, 2.7 punti e 0.9 assist.

Fontecchio – voto 6.5 – La speranza più grande per il futuro bianconero è questo ragazzo abruzzese classe 1995, firmato in estate con un quinquennale. Le gambe non gli mancano, e nemmeno l’applicazione difensiva, e infatti sia Bechi che Valli lo usano spesso come stopper sul miglior esterno avversario, con ottimi risultati. In attacco è ancora abbastanza timido, anche se piano piano prende fiducia nei propri mezzi e arrivano due doppie cifre. Il tiro da tre pare già abbastanza affidabile. In 15’ di impiego medio, 2.7 punti col 34% da tre.

Jordan – voto 5.5 – Cosa ci fa in Europa, anzi in Italia, un giocatore di 2.13 veri con ottime mani? Per avere la risposta basta vederlo giocare due partite di fila: una la domina, una dimentica di giocarla. Grande ingombro in area, fisicità non eccelsa, buone mani, ma poco rimbalzista e spesso indolente. Insomma, un giocatore incompiuto, capace di fare 24 una partita e 1 in quella dopo. Valli lo mette fuori rosa all’arrivo di Ebi, ma dopo qualche partita lo reintegra a scapito di Motum, e nelle vittorie di Brindisi e Avellino è decisivo. In questo campionato prima di lasciarlo andare via bisognerebbe pensarci, perchè se motivato da Cotonou può essere un lusso. In 19’ di impiego medio 8.9 punti e 3.9 rimbalzi.

Warren – voto 6 – Arriva dall’Ungheria per sostituire Ware, e gioca otto partite. Non ha mai giocato da playmaker, e lo ammette senza problemi. All’inizio si ambienta alla grande, ed è decisivo nelle vittorie che danno la salvezza con 23 assist in tre partite e vari tiri decisivi a segno. Poi gli prendono le misure, e nelle sconfitte con Varese e Pesaro deraglia parecchio, mettendosi in proprio e forzando l’impossibile nel finale. Si dimostra comunque giocatore ampiamente adatto a questo campionato, anche fisicamente, e un discreto rimbalzista. Può diventare un buon playmaker, i margini ci sono. La Virtus ha l’opzione per trattenerlo, a una cifra non esattamente economica, circa 200mila dollari. Confermarlo o meno dipenderà dalle ambizioni e dalla disponibilità economica della società. In 33’ di impiego, 10.6 punti, 4.5 assist e 4.1 rimbalzi.

King – voto 5 – Arrivava da un grave infortunio, è vero, ma i problemi visti a Bologna sono sembrati di tipo tecnico più che fisico. In difesa il suo l’ha fatto e l’atletismo è apparso di livello a parte i problemi alla schiena finali. In attacco è stato praticamente inesistente, riuscendo oltretutto a sbagliare spesso appoggi incredibili con movenze davvero goffe. Poco affidabile, saluterà senza rimpianti. In 21’ di impiego 6.0 punti e 5.8 rimbalzi di media.

Walsh – voto 7 – Fortemente voluto da Bechi, che l’ha avuto in Ucraina, arriva con la fama di giramondo, uno che cambia squadra ogni anno. Non è facile da gestire, ma il talento è di livello superiore a tutti gli altri. Il coach livornese gli dà in mano le chiavi della squadra, che vive o muore sul suo talento. All’inizio va benissimo, dopo molto meno bene. Con Valli il rapporto invece inizia in maniera problematica, per il diverso tipo di esigenze del coach di Anzola. Dopo varie partite difficili, e anche aver corso il rischio del taglio, Walsh capisce l’antifona, si chiarisce con Valli e diventa un altro giocatore, impegnandosi per la squadra da play di riserva con grande impegno e ottimo rendimento, con poche forzature e buona gestione del gioco. Da esterno è anche un fantastico rimbalzista: se fosse sempre questo giocatore, sarebbe da confermare al volo. Lui la volontà di restare a Bologna l’ha espressa più volte, vedremo. In 30’, 15.3 punti, 7.4 rimbalzi e 3.4 assist di media.

Ebi – voto 6.5 – Arriva a febbraio, fortemente voluto da Giorgio Valli di cui è un vero “pretoriano”. Si temono i suoi attacchi di “sregolatezza”, ma a parte i gesti di Avellino – costati 3000 euro alla società – si rivela abbastanza tranquillo. E anche sul campo il suo rendimento è sorprendente. Dà al reparto lunghi bianconero la fisicità che mancava, e rende bene sia giocando da “5” che da “4”. Una bella sorpresa, che potrebbe restare se Valli dovesse venire confermato. In 31’ di impiego 11.8 punti, 7.7 rimbalzi e 1.8 stoppate date di media.

Ware – voto 4.5 – In estate sembrava un colpo di alto livello, e c’erano grandi aspettative su di lui. Arrivato dopo una trattativa fiume, si rivela invece una grossa delusione. In LegaDue era dominante con le sue penetrazioni, ma in serie A l’impatto fisico è molto diverso, e lui ne rimane schiacciato. La sua piccola taglia crea enormi problemi sia in attacco che in difesa, la gestione oculata del gioco non è esattamente la specialità della casa (2.2 palle perse), e manca totalmente la pericolosità perimetrale, 26% da tre. A marzo arriva la rescissione e viene sostituito da Warren. Fosse successo prima, forse parleremmo d’altro. Lui – incredibilmente – va a terminare la stagione in NBA, ai derelitti Sixers. O tempora, o mores. In 31’ di impiego medio, 11.7 punti e 2.2 assist.

Landi – voto NG – C’erano grandi aspettative su di lui, forse eccessive. 14 partite, 10 punti totali e l’impressione che a oggi non sia materiale da serie A, poi il prestito alla Fortitudo. In DNB sta incidendo parecchio e giocando nelle serie minori potrà crescere anche per più alti livelli.

Luca Bechi – voto 5 – Rinnovato da Claudio Sabatini come ultimo atto della sua gestione, viene confermato senza esitazione dalla nuova dirigenza. A posteriori, la scelta si rivela un errore. Sceglie e contribuisce a costruire una squadra corri e tira, che ha in Matt Walsh il suo leader indiscusso, a cui è permesso tutto. All’inizio le cose funzionano, e arrivato cinque vittorie nelle prime sei. Ma purtroppo la carrozza si trasforma in zucca ben presto, e appena arriva qualche infortunio si capisce che la coperta è corta, e che il solo Walsh da solo non basta, anche perchè nessuno difende. Nove sconfitte in undici partite, squadra in confusione, ed esonero inevitabile.

Giorgio Valli – voto 5.5 – Sale in corsa, eredita una situazione difficilissima e prova a raddrizzare la baracca con pugno di ferro. Tenta di ribaltare la filosofia della squadra – da offensiva a difensiva – e ci riesce in parte, anche grazie a rinforzi (Ebi e Warren) che Bechi non ha avuto. Dopo la vittoria iniziale con Siena ci sono cinque sconfitte in fila – quasi tutte in volata – e c’è la grande paura della retrocessione. Con le successive tre vittorie – seguite allo scossone dell’allenamento in notturna e ai tweet polemici dei giocatori – c’è la salvezza e l’illusione playoff, e il suo rinnovo viene dato per cosa fatta. Poi però la situazione precipita di nuovo, e il finale di campionato è mesto. Ora vedremo cosa succederà. Stando ai freddi numeri, le statistiche non parlano a suo favore: con sole quattro vittorie la Virtus è la peggior squadra del girone di ritorno, e la percentuale di vittorie di Valli (30.8%) è una delle peggiori delle Virtus recenti, paragonabile al 30% di Bechi nel 2012/13 e di Bianchini nel 2002/03.

Società – voto 5.5 – Bisogna giudicare dal giorno dell’insediamento di Renato Villalta in poi, e la valutazione è complessa. Di certo quel che conta maggiormente è il risultato sportivo, e qui è stato sbagliato tutto, senza se e senza ma. Due obiettivi erano stati dati (Final Eight e playoff), due obiettivi sono stati mancati. C’erano poche risorse, è vero, ma non sono state spese nel migliore dei modi, e quasi tutte le scommesse sono state perse, da Motum a Ware, tanto per dirne due. E almeno una valutazione sui giovani sotto contratto – Landi preferito a Baldi Rossi, che non è più sotto il controllo della Virtus – al momento grida vendetta.
Non mancano però alcuni aspetti positivi, il primo dei quali è che la Virtus è stata iscritta al campionato ed è scesa in campo nonostante una situazione davvero critica dal punto di vista economico, come i tanti “lodi” arrivati e pagati durante la stagione dimostrano. Non era scontato. Ed è molto positivo anche l’aver cercato di riallacciare il legame tra la Virtus e il suo passato con l’iniziativa “Uomini che hanno fatto la storia della Virtus”, culminata col ritiro della maglia #5 di Sasha Danilovic.
Infine, va ricordato che la società si è dissociata dall’elezione di Ferdinando Minucci a presidente di Legabasket, questione tornata di stretta attualità in questi giorni.
Per la nuova gestione questo può essere considerato un anno zero, in cui sono stati fatti anche errori di inesperienza, e c’è stata anche confusione e sovrapposizione di ruoli, come il DS Bruno Arrigoni ha fatto recentemente notare.
Per il futuro i margini di errore sono ridotti: la società è chiamata a fare quello che Renato Villalta ha promesso un anno fa, durante il suo insediamento, ovvero tornare ai vertici in tre anni, ora però sono diventati due. Per fare questo non basta tornare al PalaDozza, ma occorrono alcuni passaggi, semplici ma non scontati.
Dal punto di vista economico bisogna ricapitalizzare per evitare problemi con la Comtec, chiudere ogni tipo di problema residuo col passato, e definire al più presto un budget adeguato. Dal punto di vista tecnico occorre capire al più presto chi confermare della dirigenza (forse tutti, dato che Arrigoni e Bottai hanno entrambi contratto), poi definire bene ruoli e competenze, e rispettarli nel corso della stagione.
Solo dopo si penserà ad allenatore e squadra. E studiando infine una campagna abbonamenti intelligente, a prezzi ridotti come promesso, ci potrebbe essere una buona risposta di pubblico, perchè in città la voglia di una Virtus competitiva c’è ancora.

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