L’ex presidente Virtus Renato Villalta è stato ospite di Sport Club.
Alcune dichiarazioni.

“Sulla carta non era più forte Milano, le mancavano due giocatori e la Virtus era più profonda. Ma queste finali sono sempre 50 e 50, conta chi ha più fame e determinazione, e Milano ha dimostrato di averne di più. Quando si vince anche l’allenatore fa la differenza, Messina è riuscito a fare quello che voleva, e la differenza alla fine l’ha fatta gara 1.
Il metro arbitrale? Intanto l’arbitro ucraino penso sia stato scelto con criteri tecnici e non politici. E’ stato applicato un metodo da contatti fisici, tra due squadre con roster da Eurolega: nello sport non bisogna andare a recriminare sulla nazionalità degli arbitri, forse sbaglio, ma credo che Milano abbia impostato la serie in modo di vincere gara 1 a Bologna, e la Virtus non è stata pronta. Troppi rimbalzi persi, e questo è un problema di posizionamento o tagliafuori, non colpa degli arbitri. Bisogna essere capaci di accettare le sconfitte in modo sportivo, ci si doveva adeguare al metro arbitrale e l’esperienza di una squadra si vede anche da questo. Milano ha cercato di tenere il punteggio basso in trasferta e di alzarlo in casa.
Milano l’ha vinta in difesa, che è asfissiante, e giocando duro qualche fallo non fischiato può scappare. Invece, se a difendere duro sono in pochi, è normale che siano più palesi. Peccato non aver coronato la stagione con lo scudetto, ma questo è lo sport.
Le dichiarazioni preventive? Da ex giocatore non lo posso accettare, non me ne vogliano, io sono abituato ad avere un altro stile. Ne prendo atto, ma ‘leggo dai social, forse, di qua, di là’, non è stile Virtus. Così come le dichiarazioni di Zanetti, mi hanno sorpreso: è caduto in un trabocchetto, è qualcosa che non andava fatta. Ricordo in Supercoppa, partita che vidi in presenza: dietro di me c’era una frangia di tifosi che continuavano ad offendere Messina e Ricci, capitano della Virtus che aveva riportato lo scudetto a Bologna dopo 20 anni. Una cosa che mi diede fastidio, nemmeno rimasi a vedere la premiazione, perchè sono fermamente convinto che la storia non vada dimenticata: uno che Messina è la storia della Virtus, poche ciance. Può essere stronzo, può allenare da un’altra parte, ma bisogna riconoscere quello che è giusto. Ai miei tempi quello striscione sarebbe stato tolto immediatamente, e tolti gli abbonamenti ai capitifosi. Tornando a Zanetti, penso che le squadre antipatiche sono quelle vincenti: noi siamo tra le più importanti del panorama, continuiamo a vincere e poi la sudditanza la subiranno gli altri.
Il comportamento di Messina? Forse qualcosa c’è stato, ma è il più vincente di tutti, sarà antipatico ma vince, e nello sport non ci sono mezzi termini. Non ho idea di cosa possa avere fatto, ma lui deve tornare a Bologna e sentirsi a casa sua, non in prestito. Parliamo di professionismo, lavora per un’altra società, c’è rivalità, ma teniamola nei binari esatti. Non sono d’accordo nel cancellare il passato, anche se magari non c’è stato un comportamento perfetto. I figli possono fare dispetti, i genitori danno due sberle e finisce lì, poi ci si adopera perchè la famiglia capisca. Anche io vorrei sentire a casa mia a vedere la Virtus, ma per entrare devo bussare: io sono cresciuto con un certo stile, ho imparato valori che forse non sono apprezzati, ma per questi sono orgoglioso. Avrei dato la vita per questi colori, e sentirmi indesiderato quando vado a vedere le partite è inaccettabile.
Non è questione di disaccordo con la dirigenza: io rimango virtussino in ogni cellula, spero in una squadra vincente, ma se una cosa non va bene io la dico. Non metto in dubbio le dichiarazioni di Baraldi, ma mettere pressioni non mi è sembrata la cosa giusta da fare. Siamo arrivati stanchi e spompati, ma se ricordo le dichiarazioni di inizio anno c’era anche il campionato tra gli obiettivi, e allora dovevi arrivarci preparato senza arrivarci lamentando stanchezza: ricordiamo di rispettare gli avversari, che hanno giocato meglio, e bisogna rendere loro onore cercando di fare meglio la prossima volta. Altrimenti ogni frase è una giustificazione, io quando perdevo andavo a rimuginare perchè avevo fatto 10/25 e non 10/15, o perchè non avevo fatto un tagliafuori. Lamentarsi dell’arbitro ucraino, delle luci, dei condizionamenti di Messina è qualcosa per cui non sono d’accordo. Nello sport si deve dire che gli altri sono stati più bravi, punto e basta.
Per avere meno alibi l’anno scorso? Non posso saperlo io, c’è uno staff tecnico profumatamente pagato. Posso dire che ci sono giocatori di una determinata età, e non più bravissimi difensori come lo sono stati, che potrebbero dare dei problemi. Con 80 partite, gente come Teodosic e Belinelli andrà coperta perchè non le reggeranno. Ad esempio, noto che Datome faceva sempre canestro marcato da uno di loro: gli avversari non sono stupidi e queste cose le notano. Penso che Jaiteh sia stata una bellissima realtà, Mannion ha avuto dei problemi ma è da lodare un ventenne rimasto lì con la testa anche senza giocare. Non so quanto investiranno, ma le grandi squadre si fanno per step e non solo spendendo.
Squadra sopravvalutata? Giocatore per giocatore non ce ne era una più forte, in Italia, e cammin facendo abbiamo preso Shengelia e Hackett, non dimenticando che la Supercoppa l’abbiamo vinta senza di loro.”

Il video integrale della trasmissione

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