C’è una Fortitudo che sarà, e parliamo di quella che arriverà dopo gli smottamenti del mercato e dopo la sosta per la Coppa Italia. E quella attuale, che per forza di cose deve andare avanti un po’ a spintoni, non sapendo bene quali metamorfosi o aggiornamenti stanno per arrivare. Quello che poi capitò anche lo scorso anno, quando – come ripete spesso Boniciolli – in questo periodo venne (ri)costruita la truppa che arrivò poi a 40’ dalla promozione. Il problema è capire come ci si arriverà, e se ci sarà da parte di tutti la pazienza di accettare eventuali momenti no. D’altronde, anche nello scorso marzo si ebbero delle dichiarazioni della proprietà che facevano capire come bene ma non benissimo, e le cose cambiarono eccome, dopo.

Pazienza. L’atroce necessità di far combaciare esigenze, ambizioni, e crescita del gruppo. Chissà se Boniciolli non abbia pensato, in questi mesi, alla possibilità di un rapido viaggio nel passato (Doc e Marty potrebbero essere tesserati, tanto poi con un paradosso temporale lo si cancellerebbe) e tagliarsi la lingua quando alzò l’asticella parlando di favoriti. La frase che magari ci stava dopo un secondo posto, ma che ha cambiato panorami e aspettative, e che ora è facile da rimettergli nel piatto, specie da chi non è che lo digerisca tanto. Questa stagione è diversa da quella scorsa, c’è una lepre – si evitino sinonimi lapini – bianconera che prima non c’era, ci sono stati errori negli stranieri: si può accettare questa situazione, il rischio di non essere promossi, senza per questo dover già pensare a cambi tecnici, ora o estivi? Molto, del futuro biancoblu, passa da queste domande. E dalle risposte.

Verona, quindi. Ennesima stagione di patemi non previsti, in terra di Festivalbar, con le vaghe ambizioni estive castrate da un 7-9 fino ad oggi che ha portato al siluro di coach Frates, rimpiazzato da un altro ex Fortitudo, di più lunga militanza (almeno da ex), ovvero Luca Dalmonte. Accusato di eccessiva morbidità verso la truppa, Frates fece comunque in tempo a portarsi a casa lo scalpo del Paladozza, in una gara dove Verona, almeno per 40’, parve roba da Eurolega. Poi le cose sono andate diversamente, pur con un cambio di panca che ha portato a ritmi più veloci ma non ad un vero cambio di risultati. Gli esterni Robinson e Frazier fatturano (28 di media) senza però incidere davvero, e sotto canestro non è che Diliegro sia fin qui riuscito a fare la differenza. Si parla di una difesa nemmeno malaccio (anche perché a ritmo lento ci sta), ma di un attacco che, nel girone, è migliore solo di quello targato Forlì. 5-3 il record in casa, mentre lontano da Verona sono arrivati solo due scalpi, ma di lusso: oltre a quello già citato del Paladozza, quello recentissimo del Palaverde, in infrasettimanale.

Si gioca domenica ore 18.30, diretta Sky e Radio Nettuno. In recupero Nikolic, Gandini in dubbio per i persistenti problemi alla schiena.

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