Un tempo, quando c’erano meno social e streaming, la prima di campionato era spesso anche la prima volta della squadra davanti al proprio pubblico, ed era modo e maniera per conoscere facce nuove (a volte ancora abbronzate), maglie nuove, stranieri nuovi, ci siamo capiti. Ora è un po’ diverso, ma è ovvio che l’esordio vero e proprio sia sempre qualcosa di suggestivo. La Fortitudo ci arriva dopo una estate relativamente tranquilla e un settembre meno lineare, con la questione sponsor (poi prontamente tamponata) e altre cose a smuovere un po’ le acque. Ma anche la Supercoppa, che non regala punti ma è bello vincerla – e di riflesso, è bello vincerla ma non regala punti, dipende da che parte la si guarda – e un ottimismo generale su quella che è la squadra e come possa essere stata costruita. Con Leunen già idolo delle folle, con Lassie che sembra giocatore integrato più di quanto non si potesse temere, e gerarchie definite con annessi e connessi.

Sarà la stagione delle tre promozioni, che di fatto poi sono solo due a disposizione per girone (di fatto, la Fortitudo potrà fare qualsiasi cosa, ma non certo vincere il girone Ovest), e la doppia chance: prima chiudere in testa la regular, altrimenti provarci nei playoff. Dove ci sarebbe più gioia per il cassiere, ma meno per i rischi e i polmoni degli ultratrentenni. Tradotto: la squadra meglio valutarla con il passare del tempo, ma punti da lasciare per strada non ce ne devono essere, assolutamente.

Verona, quindi. E non è nemmeno la prima volta che si esordisce a o con gli scaligeri: chi non è un millennial, per intenderci, ricorderà la vernice del 1995, quando Djordjevic e compagni, futurfinalisti, vennero piallati da Lorthridge (successivamente sostituito dall’eterno Iuzzolino) e, soprattutto, da un quasi trentello di Londero. Un po’ di acqua ne è passata, in questi 23 anni, e al massimo ricordiamo che le due squadre si sono affrontate nei playoff scorso, passò Bologna, e per Verona si riparte con la solita idea di stare nella parte sinistra della classifica e non disdegnare eventuali sviluppi positivi. Sempre Dalmonte in panca, sempre Amato – tra i giocatori nel radar di mercato fortitudino lo scorso giugno – a dirigere, gli americani sono gli esterni Ferguson (ex Biella, ventello in canna) e Henderson, esordiente europeo. Sotto canestro è arrivato il promettente – ma ormai a 24 anni si deve iniziare a mantenere – Candussi, assieme al confermato Udom, mentre la panchina sembra abbastanza lunga per garantire ricambi senza l’obbligo di arrivare a fine gara, per i titolari, in riserva. Il precampionato gialloblu non è stato di quelli da ricordare, assolutamente, e a Verona dicono non siamo pronti ma dovremo esserlo, ma sappiamo che il campionato è tutta, tutta un’altra fazenda.

(Foto di Fabio Pozzati / ebasket.it)

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