Due, gli argomenti caldi nella settimana cittadina. Lasciando il tortellino al pollo ad altri lidi, l’altro era il ritorno di Basket City, con le due bolognesi in testa e tutta una serie di fanfare forse, forse, un pochino troppo precoci. E la speranza è che Martino abbia insonorizzato gli spogliatoi della sua squadra, tolto ai giocatori ogni contatto con i social o altre nefandezze contemporanee: i successi delle recenti Fortitudo sono sempre passati dal volare basso e pensare partita per partita. Guai, quindi, a perdere l’equilibrio: vincerne due di fila non vuole dire essere pronti per la Divoscion, così come quando se ne perderanno due di fila non ci sarà bisogno della rimozione forzata di vecchi ruderi o tecnici inesperti. La Effe dovrà autopercepirsi sempre e solo come squadra, non diventando squadrona nel bene e non declassandosi a squadretta nel male. La classifica è un brivido che vola via, tutto un equilibrio sopra la follia.

Parlando di campo, è stata la settimana degli applausi a Stephens, che ricordano un po’ quelli che beccò Radic, 4 anni fa, anch’esso in non insoddisfacente gettone. Detto che il boom alla prima uscita è un classico degli americani (per restare in città, i primi palleggi ci fecero credere che DJ Strawberry fosse un giocatore di basket, e che sull’altra sponda perfino Fells fosse valido), aspettiamo prima di giudicare e vedere non tanto di tenerlo al posto di Sims, ma se potrà proseguire la sua strada in maglia biancoblu. Attorno, una squadra che prima ha fatto gol contro una avversaria di terza fascia con roster rinnovato, poi contro una avversaria di prima fascia con roster quasi del tutto confermato. Duttilità, quindi, con il difetto del rallentare sullo sprint: con Venezia ci poteva stare, ma intanto speriamo di non avere a che fare con un atleta tarato sui 350 metri ma che deve per forza di cose finire il giro di pista

Varese, quindi. E chissà quanto tempo il buon Fabrizio Pungetti, radiocronista di un’epoca in cui streaming e internet erano parole sconosciute, avrà impiegato per recuperare la voce quando, nell’aprile 1989, la Fortitudo per la prima volta nella propria storia violò Masnago. Servì una prova balistica eccellente di Moris Masetti (sempre sia lodato), con 22 punti e 5 triple, oltre a 27 di Askew. O nel 2003-04, quando il gol in trasferta arrivò con tripla – nemmeno tanto ignorante, dalle cronache dell’epoca di bolognabasket – di Basile da metà campo allo scadere. In A2 nell’ultimo anno fortitudino in massima serie, l’ultima volta allora fu nell’ottobre 2007, con la futura retrocedenda Cimberio a battere Motosega Mazzon con 24+12 di Galanda. Uno dei tanti che, a cavallo degli anni ’90 e ’00, hanno giocato sia di qua che di là, non sempre con buoni inserimenti varesotti nel bolognese. Ora gli unici ex sono rimasti Stipcevic (biancorosso un po’ di anni fa) e Gandini, andato a portare il suo mestiere alla corte di Caja. Varese ha iniziato in totale altalena, facendo -22 in casa con Sassari e +30 a Trieste: attenzione ai 20 di media che ha in mano Mayo, e ai rimbalzi di Simmons, già incontrato quando era alla Premiata Montegranaro.

(foto Fortitudo – Valentino Orsini)

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