Nessuna tempesta, nessuna tormenta: la Fortitudo liquida la pratica Forlì con un primo quarto quasi spaziale come soluzioni offensive, e poi fatto il +26 già a metà ripresa si limita ad una lunga gestione, con qualche rischio nel finale (i romagnoli rientrano -8) ma nessuna vera e propria sofferenza. Doveva essere rischiosa, ma un po’ la scarsa vena della truppa di Valli, un po’ il mancato rischio di non avere tifosi – alla fine un duecento circa bolognesi entrano, in un modo o nell’altro – e un po’, come detto, l’ottima partenza, e tutto diventa discretamente semplice. Con un po’ di attenzione per la caviglia di Legion, bisognosa di ghiaccio (ma il giocatore andrà poi negli spogliatoi senza particolari problemi), e con, adesso, la lunga trasferta di Trapani alla ricerca di benzina.

Si parte con difese rimaste probabilmente sul fritto misto, dato che segnano tutti, da una parte come dall’altra. Però si sa, la Fortitudo ha molta più gente da mettere in campo, così dopo 5’ iniziali equilibrati (16-14), al primo dover girare canotte e giocatori c’è chi continua a segnare e chi no. Così, anche con il secondo quintetto, Boniciolli non ha problemi a costringere i forlivesi a dover, quasi ad ogni azione, partire da rimessa dal fondo: gol sparsi, a volte anche fortunosi, ma a fine quarto è un sontuoso 34-17, 14/18 al tiro e 5 triple. Troppa grazia, come si suol dire.

Nel secondo quarto il ritmo cala un po’, ma non è che la cosa faccia poi male alla Fortitudo, che continua a racimolar punti sparsi mentre il PalaFiera di sponda casalinga inizia a tuonare contro i propri colori e fa il suo esordio in campionato Marchetti. Si rasenta a tratti la mattanza, con il classico una sola squadra in campo: Mancinelli appoggia il 49-23, poi un po’ di relax a metà campo e una raffica di liberi contrari lima il divario al 54-33. Con Legion, curiosamente, virgoleggiante.

Forlì ci prova, a rendere meno garbage time il secondo tempo, ma un po’ la confusione collettiva, un po’ il divario fin troppo esagerato, ci sono più sbadigli che non veri e propri sussulti. La Fortitudo gestisce, non deborda, e il terzo quarto termina, fin troppo spezzettato, con minimo avvicinamento romagnolo e ghiaccio sulla caviglia di Legion, messo a riposo. 73-55 al 30’.

C’è già il docciaschiuma nelle teste dei bolognesi, che si limitano a far melina mentre Forlì è fin troppo scollegata tra i propri reparti per cercare un vero e proprio recupero. Però è anche vero che, a raffreddarsi con largo anticipo, qualcosa rischi di rischiarlo, e infatti i padroni di casa, senza particolari esuberanze, rientrano fino al -8 a 100” dalla fine. E allora ci deve pensare Ruzzier a rispondere subito con la tripla che pianta in asso le velleità locali.

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