Com’è triste Venezia, soltanto un girone dopo. Perde la Fortitudo in laguna, in una serata dove ci sarebbe stato bisogno di miracoli in serie viste le rotazioni cassate dalle assenze di Stipcevic e Daniel. I miracoli non ci sono, fino al 32’ è partita punto a punto, poi la mancanza di unghie dell’attacco fortitudino, le maggiori opportunità per De Raffaele e il prevedibile calo fisico biancoblu fa pendere l’ago verso i campioni d’Italia, con spread peraltro ingeneroso verso una Fortitudo che, almeno come prestazione e orgoglio, male non ha fatto.

Si parte con Venezia ad accelerare e Bologna a rallentare, con Venezia a buttar palloni e Bologna a far qualcosina in contropiede, ma basta la prima frustata, e il primo passaggio a vuoto, e si va subito a -9. 8-17, ma voglia di restare a galla, e pur concedendo qualcosa a rimbalzo i Martino’s rosicchiano qualcosa, ed è 17-21 al 10’.

Con Sims a due falli, la Fortitudo deve andare ancora più di attenzioni su ogni possesso, e da brava formichina sfrutta gli sfilacciamenti reyerini per impattarla (Cinciarini da 3) e restare sempre faccia a faccia. Entra Dellosto, che appoggia un altro pareggio su servizio di Leunen, tutto con poco spettacolo ma molta razionalità, fino a due liberi di Fantinelli che mettono la freccia chiudendo il primo tempo avanti 37-36.

Mantenendo l’attenzione sempre molto alta, Bologna non fa grandi miracoli per stare in pari, ma si limita, con semplicità, a rimediare ai propri errori e non perdere mai la tramontana. Uno avanti, uno indietro, uno avanti, uno indietro, e break Venezia che arriva dopo un possesso malgestito da Aradori, al quasi scadere, che regala una boccia insperata alla Reyer: Filloy da casa sua, gol, 51-56.

Il gollonzo non ammazza la partita, ma gira leggermente l’inerzia di una serata a punteggio non altissimo. Sangue lasciato su una traccia che Venezia segue con gioia, trovando più facilità nelle palle vaganti e non trovando in area nemici che fermino gli appoggi. Quando poi si esaltano anche gli esterni avversari per Bologna è notte fonda. Si scende a 12, non si riesce a tenere la differenza canestri per quel che servirà, resta solo l’impressione di buona lena, almeno per togliere dalla bocca il gusto amaro di Pesaro.

FOTO DI VALENTINO ORSINI/ FORTITUDO PALLACANESTRO BOLOGNA

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