C’era una volta Giorgio Seragnoli, l’Emiro che per 13 anni è stato proprietario della Fortitudo e spendendo tantissimo l’ha portata e mantenuta ad altissimi livelli per un decennio, vincendo tra le altre due scudetti e facendo una finale di Eurolega.
Dieci anni dopo il suo disimpegno dalla Effe – la cessione a Martinelli fu nel luglio 2006 – del patrimonio di Giorgio Seragnoli non resta più niente. Da tempo infatti è fuori dall’attività di famiglia, la GD, e la sua holding immobiliare (King) è in concordato preventivo. Restano due lotti immobiliari – un attico da 335 metri quadri e un piccolo appartamento – entrambi in via Val D’Aposa 1, che il Tribunale di Bologna ha messo all’asta a seguito di un decreto ingiuntivo della Banca delle Marche, che negli anni aveva garantito liquidità a Seragnoli, e ora batte cassa. L’asta sarà il 5 aprile, partendo rispettivamente da 690mila e 56mila euro. Lo riporta il Resto del Carlino, che ha intervistato l’avvocato di Seragnoli – Diego Rufini – Inizialmente Banca Marche aveva una pretesa di molto superiore, oltre il milione di euro. Abbiamo impugnato il decreto ingiuntivo e dimostrato che ciò che doveva essere pagato ammontava a circa 300mila euro.
E quest’asta giudiziaria non è che l’ultimo dei problemi di Seragnoli, in ordine temporale. Sugli stessi immobili risultano in vigore un’ipoteca volontaria da 2.25 milioni con una banca e una giudiziaria da 2 con una banca diversa. Inoltre è ancora formalmente in vigore il sequestro conservativoo di beni per 3.5 milioni di euro chiesto dallo stilista di costumi da bagno Jerry J. Tommolini per un contenzioso sulla gestione di una società, la Pin-up Stars. Anche se in questo caso, dopo un arbitrato che risale al 2012, la questione dovrebbe essere risolta. Tommolini ha avuto il 100% delle quote dell’azienda e il suo legale Giuseppe Trabucchi commenta così: Confermo, non abbiamo più nessuna pretesa nei confronti del Seragnoli. La nostra è stata una battaglia importante che partiva da una società del Seragnoli. Mi aveva sorpreso all’epoca l’ingenuità di alcune sue decisioni, che con più maturità avrebbero evitato tutta la lite sfociata poi in un arbitrato. All’epoca avevo già impressione di un sostanziale atteggiamento di distrazione nei confronti delle sue società.

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