Alla fine è stata la domenica perfetta per Trieste. Dodicesima vittoria consecutiva in casa, davanti a quasi 5000 persone e col parquet nuovo. E il finale romantico con la proposta di matrimonio (accettata) fatta da Andrea Pecile alla fidanzata Giulia a fine partita a bordocampo.

Dal punto di vista bianconero – invece – c’è ben poco da salvare, se non la differenza canestri, portata a casa con un buon finale e l’uso della zona. Per il resto la Virtus è stata surclassata praticamente da ogni punto di vista, finendo anche a -17 e di fatto uscendo subito dalla partita. Peccato, perchè con una vittoria la Virtus avrebbe messo una seria ipoteca sul primo posto finale, mentre così è ancora tutto in gioco, e bisognerà sudarsi ogni partita delle quattro che restano, a partire da quella di domenica prossima a casa di una Forlì sempre più lanciata.

E poi c’è la questione trasferte. E’ vero, la Virtus è in buona compagnia – perché le prime otto del ranking vincono molto poco sui campi delle dirette concorrenti (tanto per dire, in questa giornata la Fortitudo ha perso a Roseto e Ravenna a Verona), però che ci sia un problema lontano dalla Unipol Arena è ormai un dato di fatto. Nell’anno solare 2017 la Virtus ha giocato sette partite fuori casa, e ha vinto due volte: il 9 gennaio a Piacenza e il 22 febbraio nel recupero a Chieti. Entrambe le vittorie sono arrivate ai supplementari, dopo partite non esaltanti e riacchiappate nel finale. Per il resto cinque sconfitte: a Mantova, a Ravenna, a Treviso, a Verona e ieri a Trieste. Sono sconfitte arrivate in modo diverso, e alcune hanno l’attenuante degli infortuni. Ma in un modo o nell’altro si è perso, e alla fine è questo che conta. Coach Ramagli ha ripetuto spesso che la storia dei campionati di A2 insegna che a fare strada nei playoff non sono le squadre pressochè imbattibili in casa – e ce ne sono parecchie, da Biella a Trieste, da Verona alla stessa Virtus (che ha 11 vittorie su 13 partite) – ma quelle capaci di fare colpi in trasferta. E qui potremmo avere un problema, perché la Virtus in casa è praticamente una schiacciasassi, mentre fuori – ormai da mesi – non riesce a replicare lo stesso approccio e a tirare fuori la stessa concretezza, finendo spesso sotto di tanti punti e dovendo fare sforzi titanici (e quasi sempre vani) per risalire la china. Dato che il talento non manca, il problema sembra soprattutto mentale, ed è quello principale da risolvere in ottica playoff. Perché ciò avvenga, oltre al lavoro interno da fare, c’è anche la possibilità di un innesto sul mercato, cosa che la società – rinnovata e con nuove ambizioni – sta valutando.

(foto Pierfrancesco Accardo)

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