L’attacco fa vendere i biglietti ma la difesa fa vincere le partite. Così si dice, ma è anche vero che ogni tanto, qualche idea offensiva male non farebbe, per provare a far uscire il due in schedina. La Fortitudo esce da Trieste con una imbarcata non esattamente prevista, figlia prima di tutto di una totale mancanza di lucidità offensiva, e conseguente difesa che non ha saputo nei momenti topici limitare i contropiedi avversari facendosi quindi asfaltare fino al quasi trentello finale. Brutta sconfitta, nell’ultima gara di Radic e, si spera, ultima senza un Montano che servirà come il pane, a smuovere una Fortitudo ben poco limpida quando c’è bisogno di far punti che non siano figli del semplice mettere in pratica gli schemi.

Ritornello abituale: palla a Radic e pedalare, con il croato che risponde per quel che sa e 7-2 nelle prime battute. Ma Trieste sa dove andare a bussare, girando palla in maniera rapida come previsto e, soprattutto, andando a correre ad ogni piccolo errore bolognese. Così ecco il 12-2 di parziale che ribalta le iniziali illusioni: Boniciolli come d’abitudine gira tutti quelli che ha, e le presunte seconde linee provano anche ad avvicinarsi, restando però sempre ad un passo dall’impattare. Ed ecco il 23-19 del primo quarto.

Il problema permane anche dopo la prima sosta: Bologna davanti ha sempre una discreta approssimazione, e qualsiasi rimbalzo non controllato diventa lancio lungo con appoggio: Trieste gioca meglio con Prandin a far volare il contropiede, Parks si diverte in campo aperto, e quando arrivano per i giuliani anche le triple il divario diventa di doppia cifra (41-29). La Fortitudo ha sempre Radic e poco altro, e solo un ciuf di Candi nelle battute conclusive di primo tempo fa andare al riposo con distacco di nove punti, 43-34.

Si dovrebbe tornare in campo con idee più chiare, specie davanti, ma quel che può peggiorare lo fa: la Fortitudo non sa proprio come fare canestro, e una Trieste comunque meno brillante offensivamente del primo tempo ci mette un attimo a capire che la partita può tranquillamente girare verso il proprio porto. Senza far niente di trascendentale, ma limitandosi a trovare maggiori opzioni, il vantaggio casalingo aumenta fino a quando anche Landi, fino a quel punto sdentato, mette il gol del 59-42 del 30’.

Boniciolli non sa che pesci pigliare, offre tanto spazio al giovin Campogrande, ma non c’è modo e maniera di svegliare la truppa. E allora è un semplice dominio triestino, con un 2+1 di Coronica a far dilagare al 78-52, e finale dove, se non altro, il coach biancoblu può vedersi di fronte il proprio erede giocar qualche minuto di serie A. Ma non è gran consolazione, tutto qua.

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