Una di quelle partite che, fossimo nel campo dello sport minore, porterebbe la squadra in trasferta, più debole, a fare catenaccione sperando nello 0-0 e poi magari nel gollonzo al 90′ o, ci fossero, nei calci di rigore. Qui però siamo nel basket e, alla fine, i pareggi con ragnatele e sabbie mobili non esistono. E quindi la fragile Fortitudo attuale china il cranio laddove Speranza piange e Angoscia pianta il suo vessillo nero. E laddove l’ultimo posto in classifica è puro Spleen, per completare la citazione: poco da incolpare alla squadra, ieri, se non la poca voglia di prendersi responsabilità da parte dei veterani (e in questa paradossale situazione anche Durham, di penultima infornata, è da ritenere tale). Un giorno si discuterà sulle colpe e su chi ne ha, su mercati fatti per non intaccare ancestrali gerarchie e su infermerie forse non del tutto imprevedibili. Ora però serve capire cosa di buono portarsi dalla trasferta in Piemonte, e lavorare per andare a lucrare punti ovunque, senza guardare in faccia a niente e nessuno.

Da Casaltortona, allora, portarsi dietro un atteggiamento che non è stato quello di Brescia, per essere chiari. Di umiltà e coraggio, da parte di molti: poi ci sta che ci siano limiti, e la speranza è che una simile situazione di emergenza e di assurdo precampionato a dicembre piano piano si aggiusti. E i nuovi? Buona volontà di Charaeccetera, ma a 24 anni non ci sta restare senza fiato dopo le prime 3, buone azioni. Idem da parte di Borra, di fatto all’esordio in serie A. Ma molto passerà da Feldeine, che dovrà fare boia e impiccato per salvare una squadra dove non c’è un leader, e dove tra modestie e poca fame non ci si deve accontentare: specie considerando la difficoltà di inserimento da parte di giocatori simili a lui, il compito non sarà facile. Ma qui o si fa la Fortitudo o si retrocede.

 

Più su – Appunto, la buona volontà dei nuovi, che hanno provato a dare la scossa fin tanto che hanno potuto. Ora una settimana per inserirli meglio, o anche solo per spiegare loro i cognomi dei compagni, oltre che caratteristiche: Durham che lancia per l’alley-hoop Borra, ecco, non dovrà più capitare.

Spalle al muro – Le difficoltà attorno hanno palesato i limiti di Durham, che in proprio non è che sappia fare tanto. O le solite cifre bugiarde di un trasparente Aradori, o l’occasione sprecata da parte di Procida: ieri sono andati meglio i nuovi, rispetto ai vecchi. Tranne forse Groselle, anche lui però con autonomia fisica troppo, troppo risicata.

 

(Foto Ciamillo – www.fortitudo103.it)

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