Due pareggi non fanno una vittoria nemmeno più nel calcio, da quando si viaggia a tre punti per gol. Figurarsi allora nella pallacanestro, con la Fortitudo che esce sconfitta da Verona 67-65, soffrendo come non mai l’assenza di qualcuno a cui, ogni tanto, dare la palla e dirci ti prego, pensaci tu perché noi non sappiamo cosa fare. Viaggiare sotto quota 70 necessita di essere perfetti dietro, ma la differenza la fanno, ahinoi, gli americani. La schiava io ce l’ho e tu no, dicevano al cinema anni fa. Ora, il concetto è uguale, con “straniero che la metta” al posto della schiava. Seconda sconfitta consecutiva, cantiere aperto, e vedremo se in settimana il clima attorno alla squadra, di certo oggi fin troppo glaciale, verrà contenuto.

Non si può parlare di basket spettacolo, in un primo quarto dove ci si studia pure troppo, e dove gli attacchi a difesa schierata a volte sembra vogliano fermarsi, rileggere le istruzioni e poi ripartire. Provano a scuotere l’albero Frazier da un lato e Montano dall’altro, Boniciolli spoglia quasi tutta la sua panca, ma si va talmente piano che ogni cesto pare un gol, con Verona a chiudere avanti 13-11 il primo quarto.

Poco prolifica davanti – e risvegliata solo da qualche cesto di un precedentemente disastrato Raucci – la Fortitudo non riesce a tenere botta, specie quando Verona si infila nei capelli di Portannese, bravo a prendere il testimone da Frazier. Si fatica a far cesto anche con Knox in campo: l’unica idea dell’attacco è dare palla al centrone, così è facile per Verona prendere contromisure. Si scende a -10 (22-32), poi tra una qualche azione difensiva meglio calibrata e un tecnico fischiato alla panchina veneta qualcosa viene rosicchiato, per il 32-28 interno di fine quarto.

Uscito brontolando con Brkic per un colpo subito, Mancinelli ha l’intervallo per meditar vendetta e metterla in pratica al rientro, diventando di colpo il Larry Bird della situazione: triple e recuperi, che sono quaterna e cinquina in un contesto dove i rilevatori di cesti rischiano l’artrosi ad aspettare di muovere il tabellino. Arriva quindi il sorpasso, 46-42 (13 quasi filati del capitano), ma non basta per arpionare la partita, con Verona che riscopre Robinson e rimette avanti il naso, 49-46 al 30’.

Pugili incapaci di dare il colpo decisivo ma anche in grado di sopportare qualsiasi piccolo schiaffo, Bologna e Verona devono solo mettersi gomito a gomito e aspettare di vedere in quali condizioni affrontare l’inevitabile sprint finale. Prova a scappare Verona con Robinson (58-53), replica Candi dopo essersi schiantato contro i sostegni del canestro, poi la differenza la fanno le triple: Brkic infila la sua (62-60 Verona a 45”), Mancinelli manda la sua in curva, e dopo i liberi di Portannese Ruzzier e Knox accarezzano troppo dolcemente la palla per far cesto e restare in zona. Mancinelli si fa perdonare, ma è troppo tardi. Ergo, vince Verona, amen.

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