Il Corriere di Bologna ha intervistato il presidente del comitato regionale FIP Emilia-Romagna Stefano Tedeschi, che ha fatto il punto sul movimento basket nella nostra regione e a Bologna in particolare.

Ecco le sue parole:

Qual è lo stato di salute del basket in Emilia Romagna? Il numero dei tesserati è ottimo, quello delle società è figlio del momento. Molti club si accorpano per contenere i costi, quindi le squadre calano per via delle fusioni. La pallacanestro è una realtà ben radicata nella nostra regione, anche in un momento di crisi ed è incoraggiante la crescita nei settori del minibasket.

Si tratta della base che garantirà benzina al futuro del movimento. Come Federazione diamo sostegno alle società che fanno minibasket collaborando con le scuole per fare un’attività che vada al di là della semplice ora settimanale di ginnastica. È una richiesta che arriva dal mondo scolastico stesso e le società si sono attrezzate per mandare istruttori con patentino per il minibasket a insegnare ai più piccoli. Abbiamo stanziato 38mila euro per questo progetto e pensiamo che sia la strada da percorrere. Se non si investe nell’attività di base, non possiamo garantire un futuro al movimento.

Par di capire che la massima attenzione vada riservata ai settori giovanili? Tutti hanno imparato che si tratta di un settore fondamentale. I NAS, i premi federali per la formazione, sono un aiuto economico determinante per ogni società, professionistiche e no.

Venendo a Bologna, come vanno le cose dovendo fare i conti con il periodo non brillante di Virtus e Fortitudo? I numeri a Bologna non si discostano di molto, anzi sono anche migliori confermando le Due Torri come il traino del movimento, a cominciare proprio dal discorso del minibasket nelle scuole».

Avere Virtus e Fortitudo ad alti livelli, però, aiuterebbe ulteriormente? Su questo non ci piove. Però oggi si è radicata una certa cultura sportiva nelle famiglie, sostanzialmente tutti i bambini fanno almeno uno sport, cosa che non succedeva una volta. Se ci sono società che lavorano bene, il loro potere d’attrazione è indubbio. I bambini si fanno attirare dalle realtà vincenti: era così quando la Virtus era al top e lo vediamo nel calcio, con i tantissimi tifosi juventini. Spero che Bologna torni presto ad avere due squadre ad alto livello, aiuterebbe tutto il contesto non solo la pallacanestro e attirerebbe gli sponsor».

La questione economica è il punto decisivo della situazione? Se non ci sono le risorse fai fatica. Serve che il tessuto economico che gira attorno alle società creda in questo sport. Nel nostro campionato abbiamo discreti italiani, ma ci mancano gli stranieri di alto livello che negli altri Paesi vengono pagati di più. Serve un cambio di tendenza e la Nazio-nale può dare una svolta. Guardate come Barilla si è legata agli azzurri, ad esempio: ha colto che attorno all’Italia c’è interesse e quindi un ritorno. La Nazionale è la chiave, se fa bene lei ne trae giovamento tutta la pallacanestro. Sono ottimista per il preolimpico e per l’eventuale Olimpiade, con Messina abbiamo il miglior allenatore possibile.

Un prodotto del nostro territorio che ha successo in America come Belinelli è un bel modello per i ragazzini? È una chiave importantissima. La Nba arriva nelle case di tutti, avere tre italiani che ci giocano ha generato un interesse mai visto. Il basket è conosciuto e seguito, ora devono cogliere questi segnali anche le aziende che investono nello sport. Se mettono tutto nel calcio, restano solo le briciole.

Quali sono le criticità che deve affrontare la Fip attualmente? Il movimento femminile che, in controtendenza a quello maschile, cala e non cresce. Si tratta di creare realtà con squadre solo femminili, in alcuni centri che lo fanno le adesioni sono massicce. Con le squadre miste, a 12-13 anni perdi le ragazze. Un altro lavoro è da fare sul numero di arbitri. A Bologna ci sono tante partite e siamo sempre di rincorsa per coprirle tutte. Negli ultimi due anni si sono aggiunti 30 arbitri, ma bisogna continuare così garantendo le risorse economiche per i corsi. In un paio d’anni dovremmo comunque arrivare a un livello di copertura che ci possa permettere anche di effettuare una selezione.

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