Stefano Pillastrini – coach di Treviso ed ex allenatore di Fortitudo e Virtus – è stato intervistato dal Resto del Carlino.

Ecco le sue parole:
Per Treviso questa è la gara più attesa della stagione. Qui le gare con la Fortitudo hanno sempre un significato particolare, basti pensare che quando la Effe venne promossa in A2, tutti noi non vedevamo l’ora di affrontarla. Noi normalmente abbiamo 5000 persone al Palaverde, ma se per la gara di domenica avessimo a disposizione un impianto da 15mila spettatori, i biglietti sarebbero stati tutti venduti nell’arco di una sola giornata. Questo è il livello di attesa che si respira dalle nostre parti, anche se noi addetti ai lavori sappiamo che questa partita vale due punti come tutte le altre.

Nelle prime 3 giornate quasi tutte le favorite hanno fatto fatica. E’ una fase di transizione o dovremo aspettarci questo equilibrio fino alla fine? Io credo che non ci sarà una squadra che ammazzerà il campionato, fino alla fine i risultati non saranno scontati. Questo dipende dal fatto che quasi tutti i club hanno una coppia di buoni americanie che essendoci piazze con una storica tradizione, il fattore campo spesso farà la differenza.

Si aspettava un inizio così complesso da parte della Fortitudo? Fin qui ha avuto un unico problema: gli infortuni. Per il resto la vedo in salute sul piano dei risultati avendo vinto la Supercoppa e perso una sola partita con Verona, una sconfitta condizionata dall’emozione di esordire davanti al proprio pubblico e dalla forza della formazione di Frates. Non mi sembra un inizio complesso.

E voi come state? Abbiamo perso a Forlì dopo aver vinto due gare punto a punto. Stiamo lavorando per crescere, così come le nostre avversarie.

E’ sorpreso dal gioco brillante della Virtus? No, perchè la mia stima nei confronti di Julio Trovato, Alessandro Ramagli e Valeriano D’Orta è motivata dalla qualità del loro lavoro. Hanno costruito una squadra con giocatori dal rendimento certo come Rosselli, Ndoja e Umeh ai quali hanno aggiunto i migliori giovani del settore giovanile. Il risultato lo si vede sul campo: tre belle vittorie che sanciscono come oggi la Virtus sia la miglior squadra della categoria.

I playoff sono così diversi dal campionato? Sì e questo rende ancora più ingiusto il fatto che chi arriva primo in campionato debba poi rigiocarsi tutto in un playoff che parte dagli ottavi. C’è differenza tra giocare una volta alla settimana contro un avversario sempre diverso, e invece affrontare la stessa squadra 3 volte in una settimana o 5 in dieci giorni. Sono dinamiche così diverse che rendono meno importante la prima parte della stagione. Noi l’anno scorso arrivammo primi, ma ci fermammo in semifinale proprio contro la Fortitudo e una cosa analoga accadde a Scafati che vinse l’altro girone.

Un’ingiustizia però che non ha impedito a lei, Boniciolli, Frates, Ramagli, Lardo, di accettare una panchina in A2 anzichè attendere la serie A. Qui le regole ti consento di poter lavorare su un sistema e dare la tua impronta alla squadra, inoltre almeno dal punto di vista del pubblico c’è molto interesse e gli impianti sono sempre pieni. Noi, la Fortitudo, la Virtus e altri club, abbiamo numeri che sono invidiati anche dalla serie A. Manca l’interesse dei media radiotelevisivi nazionali, ma speriamo che arrivi presto la loro copertura, per far vedere a tutti quanti uno degli orgogli della nostra pallacanestro: in nessuna altra realtà la seconda lega è così seguita.

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