Sergio Sgarzi, ex giocatore e medico Fortitudo, è stato sentito da Damiano Montanari di Stadio. Un estratto dell’intervista.

“Lo spirito Fortitudo è un concetto che storicamente si lega a Gary Schull, ma prima di lui fu Beppe Lamberti a dare l’impronta decisiva. Il Barone si è trovato al posto giusto al momento giusto. Io in campo ero bravino e davo fastidio ai più vecchi; in certi allenamenti prendevo delle ginocchiate volontarie terribili. Schull era molto gentile, mi si avvicinava e mi diceva ‘Dimmi chi ti ha picchiato’. Non mi aspettavo che persone che rispettavo mi trattassero male.
Il ritorno in F fu nel 1982. Prima due anni nel settore giovanile e poi, dal 1984, l’esordio in prima squadra allenata da Sassoli. L’impegno era gravoso, io ero un dipendente pubblico, lavoravo alla USL di Bologna come medico dello sport, per cui coinvolsi il mio amico fraterno Stefano Quadrelli, con ui lavorai in coppia per molto tempo.
Vidi tesserare Jasmin Repesa dopo l’esonero di Matteo Boniciolli e lo vidi andare via nel 2006. Come allenatore mi ricordava in tante cose Beppe Lamberti, anche lui non aveva problemi a dire quello che pensava. Nei primi mesi non conosceva nessuno ed era molto diffidente, poi si rilassò e anche con me impostò un rapporto di fiducia assoluto. Purtroppo in quegli anni non riuscimmo a raccogliere quanto avevamo seminato. Su dieci finali ne vincemmo solo due, ma almeno altre tre erano alla nostra portata. Pagammo il fatto di essere l’unico top club che non aveva una persona di riferimento nella stanza dei bottoni e non avevamo una adeguata organizzazione.
I rischi del medico? Giravano tanti soldi e quando facevamo le visite mediche ai tesserati avevamo grandi responsabilità. Partiamo da un presupposto: tutti i giocatori sono ‘rotti’, perchè l’attività agonistica quotidiana logora il fisico. Poi ci sono quelli più o meno ‘rotti’ ed è lì che un medico sportivo deve sapere quando rischiare. Quando arrivò Matjaz Smodis dalla Virtus, ad esempio, non era in buone condizioni. Pensammo molto prima di dare il nostro assenso, poi per fortuna andò bene. Lui è stato il giocatore più forte che io abbia mai visto”

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