La serie A è partita, e con il pubblico – come previsto – si è andati a macchia di leopardo. Dai 2000 dell’Emilia-Romagna (Virtus e Reggio), ai 1000 del Friuli (Trieste), ai 700 lombardi (Varese), per arrivare agli zero – porte chiuse – di Roma e Pesaro, dove il presidente del Consorzio Luciano Amadori non ha usato mezzi termini, spiegando che se andiamo avanti così, invece, si rischia la bancarotta.
La questione è seria, perchè da un lato ci sono i problemi di salute pubblica – anche se per quanto visto finora il pubblico del basket è stato assolutamente disciplinato e rischi i pressochè nulli – dall’altro la precaria situazione finanziaria del nostro basket e anche l’equità competitiva, dato che non è uguale giocare a porte chiuse oppure davanti al proprio pubblico, anche se limitato e distanziato. In mezzo ci sono società che fanno fatica a programmare, che hanno venduto abbonamenti e ora li rimborsano (Sassari) o che fanno fatica persino a far entrare gli sponsor, come successo a Pesaro.

In tutto questo, l’Emilia-Romagna è stata finora un’isola felice, con il 25% di spettatori ammessi, e un protocollo rigoroso e sicuro, partito con la Supercoppa e replicato anche ieri nelle partite di campionato, senza particolari problemi o rischi. Una posizione equilibrata, che sembra funzionare piuttosto bene, e che la Fortitudo spera sia replicata per domenica prossima, per la sua prima partita casalinga contro Varese.
In attesa delle decisioni del Governo, il governatore Stefano Bonaccini ha così commentato al Corriere della Sera.

Le Regioni hanno avanzato all’unanimità una proposta al governo. Come peraltro hanno fatto nei mesi e nelle settimane scorse per tutte le attività economiche e sociali, definendo regole e protocolli. In Emilia-Romagna, sotto lo stretto controllo della sanità, abbiamo sperimentato regole molto stringenti per le manifestazioni sportive, garantendo sicurezza sia nei palazzetti che all’aperto, riportando il pubblico, seppur in numero limitato, addirittura in due gare della Moto GP a Misano, così come sta accadendo a Imola per i Mondiali di ciclismo, o avverrà per la Formula i sempre nel circuito sul Santerno. E lo stesso abbiamo fatto per primi con gli stadi. Si tratta di garantire standard di sicurezza estremamente rigorosi per distanziamento e sedute, accessi e deflussi, prenotazioni, uso della mascherina e tutte le regole necessarie. Per quanto riguarda gli stadi peraltro io stesso ho firmato ordinanza per mille spettatori, non uno in più, in attesa di capire il governo come intenda procedere. Ripeto: con una organizzazione efficace e regole chiare penso si possa iniziare a riportare gli appassionati negli impianti sportivi. Dico questo perché credo sempre che il punto debbano essere proprio le regole e la sicurezza sanitaria. Altrimenti viene il sospetto che ci si opponga per altre ragioni.

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