Sergio Scariolo è stato sentito da Daniele Labanti e Luca Aquino per il Corriere di Bologna. Un estratto dell’intervista.

“L’unico titolo che si può vincere in autunno, la Supercoppa, l’abbiamo vinta. Ci sono successe tante cose: gli infortuni, la necessità di ricreare equilibri con giocatori e staff nuovi. Detto questo, sono soddisfatto di dove siamo. Ho perfettamente chiari i nostri pregi e i nostri difetti. Quando si costruisce una squadra nuova ci sono delle idee e si pensa a quale lavoro fare per svilupparle. Ma per capire bene dentro com’è, bisogna aprirla come un’anguria. Quindi solo quando abbiamo potuto guardarla dall’interno abbiamo colto alcuni dettagli. Per esempio, mi aspettavo – sbagliando forse la mia valutazione – un più alto livello di esperienza e mestiere.
Dobbiamo ridurre i bassi, gli alti e bassi li hanno tutti ma un conto è farsi recuperare 8 punti un altro conto è dilapidarne 20. Per noi è importante arrivare in fondo alle partite in vantaggio, non abbiamo cinque trentenni da mettere in campo per gestire. Però spero che i miei 25enni mi sorprendano, quando il gioco si fa duro scattano dei clic che fanno raggiungere una maturazione più veloce. Sicuramente rispetto ad altre squadre abbiamo margini di crescita superiori.
Non difendiamo? Misurando la difesa dai punti subiti. Ma nella realtà professionale, un buon indice è dato dai punti subiti per possesso: subire 90 punti giocando a 100 possessi non è male, subirne 70 giocando a 70 possessi è ben peggio. Il nostro stile di gioco è godibile, attraente, veloce, dispendioso. Non abbiamo le caratteristiche e l’esperienza per giocare a 70 possessi. Se mi mettessi a scimmiottare quel sistema subiremmo forse meno punti sul tabellone ma non vinceremmo una partita. Ci vuole anche un po’ di cultura cestistica, non si può dire “avete subito 70 punti come siete bravi”, oppure “che somari, ne avete presi 90″.
Teodosic? Io conosco la storia di tutte le sue stagioni e nessuno può venirmi a dire che altre volte era al 100% della forma a ottobre. Guai se lo fosse. Non mi dispiace la sua competitività, che a volte non controlla. Tutti lo vorremmo sempre bello, bravo, infallibile, difensore, assistman, realizzatore e magari cinque anni più giovane. Mi piace molto l’evoluzione delle sue prestazioni, lo vedo a bordo al 100% e ne apprezzo lo sforzo serio per colmare le lacune difensive. Gliene rendo merito. Abbiamo a che fare con un atleta che ha capito l’opportunità di impegnarsi in difesa anche se significa giocare un minuto in meno per evitare affaticamenti eccessivi. Limitarne il logorio è un mio compito.
Mannion? Le sue attuali condizioni fisiche non lo rendono giudicabile. Credo che se qualcuno aveva sopravvalutato i tempi in cui Nico sarebbe potuto diventare un top player, aveva commesso un grave errore. Ho sessant’anni, so come vanno queste cose. C’erano attorno a Mannion aspettative irreali per un atleta che non aveva mai giocato in Europa, in un ruolo così delicato. Questo ha generato grande stress. Nico ora deve avere equilibrio tra esigenza e pazienza, può diventare un giocatore eccellente ma chi pensava che venendo dalla NBA già lo fosse non ha idea di come funziona la pallacanestro.”

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