Sergio Scariolo ha rilasciato una lunga intervista a Umberto Zapelloni sul Foglio.
Un estratto delle sue parole.

“La Virtus è una delle poche società europee che viaggia con la freccia accesa a sinistra e non a destra. È in corsia di sorpasso mentre altre viaggiano nella corsia centrale e diverse hanno già messo la freccia a destra…
Non so quante altre squadre avrebbero potuto offrirmi di più della Virtus. Ho sentito le farfalline nello stomaco, mi è tornata la voglia di fare il capo allenatore.

L’anno scorso la Virtus ha vissuto un grande momento nei playoff, però nell’arco della stagione intera ci sono stati dei momenti in cui c’erano dei margini di crescita e lì possiamo intervenire. La Virtus è una società che ha ancora dei margini di consolidamento, che poi è miglioramento. L’obiettivo è creare qualcosa che possa durare nel tempo permettendoci di arrivare a competere al livello superiore senza fare grandi rivoluzioni.

Sul “doppio ruolo” di allenatore-manager. Avevo fatto l’esperienza al Real Madrid e mi è bastata, preferisco fare solo l’allenatore con una chiara divisione tra le competenze e le responsabilità. A Madrid mi mancò avere un confronto. Tutto era sulle spalle di una persona nel bene e nel male. Ognuno fa le sue esperienze e su quella base poi sceglie il vestito che gli si addice di più.

Scariolo-Messina come Peterson-Bianchini? Per personalità, carattere e vissuto comune diverso non mi vedo nello scimmiottare una sfida dialettica che è stata unica. Bianchini e Peterson sono stai delle leggende viventi, dei mentori, dei fornitori di idee. La nostra dinamica è diversa, abbiamo una relazione diversa tra di noi. Spero che il nostro confronto si concentri a rendere le nostre squadre migliori per alzare un po’ l’ostacolo ai nostri avversari e poi secondo me siamo più simili di quello che si pensa. Nella sostanza tra di noi ci sono molte più similitudini che nell’apparenza.

Dove è più facile allenare? Stati Uniti, Spagna, Italia in quest’ordine. Durante l’ultima esperienza italiana sono rimasto stupito dalla dipendenza da entità che un peso reale non hanno come social, organizzazione di tifosi, cose che vanno rispettate ma non dovrebbero mai avere nessun tipo di impatto sulle decisioni di una società.

Il basket secondo Scariolo. Passione. Collaborazione. Competitività. In nessuna veste potresti goderti questo magnifico sport se non hai una spinta molto forte che a me sembra addirittura inesauribile: devi avere passione, quella che ogni mattino ti porta in palestra. Collaborazione che in uno sport di squadra significa sacrificio, metterci quel qualcosa in più che vincere la squadra magari senza essere notato dai tifosi, un’attenzione giusta per la propria prestazione e le proprie statistiche ma decisamente più grande per quanto la propria prestazione ha contribuito al successo collettivo. Competitività nell’ambito delle regole, migliorare te stesso obbligando quindi anche gli altri a migliorarsi per restare allo stesso livello. Il segreto è avere competitors forti che mi obblighino a essere a livello della situazione. Molto spesso il tuo competitor è il tuo stesso giocatore. Giocatori di grande intelligenza o che sono stati allenati da grandi allenatori ti obbligano ad alzare il tuo livello, a dare una risposta o se non ce l’hai pronta a studiarci su.

(foto Virtus Pallacanestro)

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