Predrag “Sasha” Danilovic è stato intervistato da Alessandro Gallo sul Resto del Carlino.
Ecco le parole dell’autore del “tiro da quattro” del 31 maggio 1998, nonchè quarto marcatore della storia del derby con 354 punti in 18 partite (19.6 di media)

Se le diciamo la parola derby a cosa pensa? A tensioni enormi, in senso sportivo, com’è giusto che sia. A tante vittorie e pure a qualche sconfitta, perchè no?

Il presidente Bucci recentemente ha detto che lei non subiva i derby, li aggrediva. I derby non sono partite come tutte le altre. Penso, qui a Belgrado, alla rivalità tra Partizan e Stella Rossa. Anche a livello calcistico. Il derby non ha favoriti, è un confronto che sfugge a qualsiasi tentativo di essere etichettato.

Al suo sbarco a Bologna Brunamonti la prese da parte per darle qualche consiglio? Sinceramente no. Roberto si era speso per farmi arrivare in Virtus. Me lo aveva detto anche da avversario. Poi, una volta arrivato a Bologna, mi ha lasciato libero di giocare.

Il tiro da quattro? L’ho raccontato mille volte e in tutte le maniere possibili.

Lei è l’unico che può dire se in quel momento sentiva che quel pallone significava riscrivere la storia della finale scudetto 1998. La verità? Intanto è servita anche un po’ di fortuna. Poi, quando tiri, pensi solo a guardare il canestro. Osservi la parabola. Sicuramente non sei concentrato sulla storia.

Un tiro, quattro punti e tanto coraggio: lei arrivò stanchissimo a quella finale. Avevo problemi piuttosto seri alle caviglie. Mi facevano male. Faticavo ad allenarmi come avrei voluto. Ma quando tiri non pensi alla storia, non pensi nemmeno al dolore. Sei lì, con il pallone tra le mani. E devi aiutare la squadra.

Lei da una parte, Carlton Myers dall’altra: il momento più alto della rivalità del derby. Con Carlton c’è sempre stato rispetto. Ci siamo voluti bene.

Lei ha voluto Carlton alla Unipol Arena, quando la Virtus ritirò per sempre la maglia numero 5. Merys volle Danilovic alla sua partita di addio. La conferma che ci siamo voluti bene.

Ci fu un derby però… Quello di Eurolega? Nulla di speciale. Faceva parte del gioco, di quel momento. La verità è che ci siamo divertiti. E che ancora oggi, quando ne parliamo, ci ridiamo sopra.

La Zar Danilovic il più grande giocatore del derby? No, il più grande no. Ma uno dei più grandi sì, quello sì.

Bucci ha detto di volerla invitare il 6 gennaio. Sì, ma è il nostro Natale. Non posso davvero muovermi in quei giorni da Belgrado. E poi ho anche dei doveri e delle responsabilità come dirigente.
Ma prima o poi torno. Io a Bologna ci sto bene. Bologna fa parte della mia storia. La considero sempre casa mia. Per questo torno sempre volentieri.

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