Nell’intervista rilasciata a Damiano Montanari per Stadio, Santi Puglisi fa la sua proposta per ripartire.

“C’è una grossa lacuna regolamentare nell’accordo collettivo tra LegaBasket e GIBA. Nei molti articoli che lo compongono sono analizzate diverse situazioni, dagli infortuni che si prolungano oltre i sei mesi alla notifica delle multe ai giocatori. Incredibilmente nessuno ha previsto invece che il campionato, per una calamità naturale come questa pandemia o per motivi di forza maggiore, possa concludersi anticipatamente, come è probabile che accada. Le società hanno fin qui stimato una perdita potenziale di circa 40 milioni di euro per la parte di stagione non disputata. Questa è la base su cui dialogare. Considerando che per concludere la regular season mancano una decina di partite oltre ai playoff, dubito che i club possano raggiungere una transazione dei contratti con i loro tesserati, perché per farlo è necessaria la volontà di entrambe le parti. Piuttosto troverei più equa ed efficace la proposta, per forza di cose da imporre dall’alto, di ridurre del 70% gli stipendi di tutti i tesserati dal momento in cui è stato sospeso il campionato in poi, con una piccola clausola: che in seguito a detta riduzione, lo stipendio percepito non sia inferiore ai 1.500 euro netti mensili. Il modello è quello della NBA dove, se un giocatore viene tagliato negli ultimi dieci giorni del Veteran Camp, automaticamente matura il “pocket money”, il diritto a percepire 15.000 dollari, una quota minima per potersi mantenere nell’arco della stagione”.

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