Il coach della Virtus Stefano Sacripanti ha presentato in conferenza stampa la trasferta di domani a Venezia.
Ecco le sue parole.

Siamo molto stimolati, ci sono in ballo i due punti ma anche delle risposte contro una delle squadre più solide che esistano, Venezia e Milano sono le più solide. Anni di vittorie, scudetti, finali e semifinali, e solidità di società. Lo stesso allenatore per tanti anni, tanti giocatori confermati e stesso sistema di gioco. Siamo molto curiosi di vedere noi come reagiamo.
Fino ad adesso non voglio tracciare un bilancio: siamo al 50% di vittorie in campionato e 100% in coppa, e aver vinto qualche partita di troppi punti, come a Lubiana, fa quasi sminuire il valore delle cose che hai fatto. Penso che in coppa ci sia stato un ottimo lavoro. Ma al di là del bilancio prettamente numerico credo che ci sia un bilancio da allenatore, con alcune risposte. Questa squadra ha giocato bene, ha lavorato bene e ha messo in campo cose interessanti quando ha lavorato molte ore in palestra con quantità e qualità. Abbiamo lavorato forte giovedì, venerdì e sabato, sono molto tranquillo per il lavoro fatto, vediamo l’assorbimento contro una squadra come Venezia. La solidità che nella mia testa è da cercare passa solo per il lavoro e la mentalità di approccio. Domani è una bella sfida.

E’ tornato Brian, è chiaro che ha fatto due allenamenti ma sono molto contento sia perchè ne ho bisogno a livello tecnico-tattico, e poi anche perchè il nostro capitano e ha uno spirito di gruppo importante. Speriamo di poterlo utilizzare, non tanto però anche con un buon approccio di mentalità e ottimismo.

L’arma principale di Venezia è la profondità? Venezia è Venezia. Con un’identità molto chiara. Io l’ho incontrata spesso negli ultimi anni, ho vinto qualche volta e perso spesso, con questo quantitativo di giocatori di qualità che continua a mettere insieme. La loro profondità è un punto di forza, anche in una partita singola, nei 40 minuti. Questo per noi è uno spunto di riflessione importante. La partita è molto lunga, bastano 2-3 minuti di disattenzione e palle perse per farli andare via. Qvale ci dà una mano anche perchè loro sotto sono molto ben attrezzati. Per noi è importante sapere di poter rimettere tutti i giocatori nel proprio ruolo.

Serve un po’ di malizia. Cremona e Bayreuth non sono state diverse, ci sono stati momenti in cui abbiamo fatto fatica a chiudere difensivamente, o che non facciamo canestro. Solo che con Cremona ci siamo tutti innervositi, nell’altra – tranne qualche episodio di giocatori, subito bloccati dal sottoscritto – questo non è successo. In Coppa nell’intervallo ero convinto che avremmo vinto, avevamo tirato male ma c’era stata voglia di passarci la palla. Non volevamo strafare come successo domenica, dobbiamo essere sereni altrimenti chi non è sereno non gioca, e questa è la cosa più importante, non i risultati. Questa è la squadra delle pari opportunità: se Berti va bene gioca 18’, o idem Cappelletti. Poi chiaro che ci sono gerarchie, ma se chi entra fa bene resta in campo. E per questo serve positività e costruttività. Noi con Cremona a livello di nervi siamo saltati per aria, non riuscivamo a vincere e siamo diventati nervosi, quando non è scontato che tu con Cremona debba vincere. In ogni partita dobbiamo fare il nostro, sereni e costruttivi. Questo è il messaggio che dobbiamo dare, chi entra in maniera costruttiva avrà sempre l’appoggio dell’allenatore.

Venezia pare favorita dal pronostico, ma voi andate là con grande convinzione. Noi stiamo facendo un processo di crescita, con principi e reali valori, e questo lo vuole qualsiasi allenatore. In questo ambito è giusto che noi, Milano Venezia o Cremona, giochiamo sempre per vincere. Non dobbiamo metterci dei limiti da soli, questo non deve essere considerato: poi si può perdere, ma devono essere partite fatte con questa mentalità. Serve l’approccio, sappiamo che affronteremo una squadra solida e dura, ma noi faremo la nostra pallacanestro come fatto quasi sempre. Tranne i primi due quarti con i lituani o con Cremona, quando le cose non ci venivano.

Aradori sembra stia faticando. Lo stiamo utilizzando per il valore che ha, quello di un giocatore importante che rientra nel concetto delle pari opportunità. Lui ha fatto una estate di grande lavoro, non è partito con noi, non ha avuto riposo e non possiamo fare finta di niente: non staccare mai non è facile, ma se lui si ritaglia un ruolo come faranno tutti gli altri lo valorizzeremo al massimo. Credo possa darci tanto, non sottovalutiamo che atleticamente c’è bisogno del suo impegno perché a volte possa avere una marcia in più, forzare e diminuire in base a quello di cui ha bisogno la squadra. Ma questo è un messaggio per tutti, queste sono le regole, i principi, che devono essere seguiti. E quando capiterà ogni giocatore potrà sviluppare il proprio talento. Il problema non è il minutaggio di Aradori, ma che ci dia dentro. Capisco non sia facile giocare in una squadra di 11 persone, tutto dipende da come ti approcci: non siamo Punter-dipendenti, lui è stato panchinato, spazio lo hanno avuto anche altri. E l’unico favoritismo che ho fatto è stato quello di Baldi Rossi nell’ultimo terzo quarto perché dovevo dargli fiducia, ma a volte c’è anche bisogno di premiare il lavoro in palestra.

Pensi a metterli in difficoltà o a quello che dovete fare voi? Entrambe le cose. Non abbiamo studiato cose in particolare, hanno Stone playmaker ma non solo. Stone è giocatore di altissimo livello, può giocare in 4 ruoli, ma noi siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, in attacco come in difesa. Che abbiano perso in Coppa non ci aiuta, faranno partita di vigore, ma quello che conta è quello che faremo noi, vediamo a che punto siamo arrivati.”

( Foto Fabio Pozzati / ebasket.it )

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