In merito all’idea di costruire un “Club Italia” sulla falsariga della pallavolo, la Gazzetta dello Sport ha sentito alcuni addetti ai lavori, tra cui coach Pino Sacripanti, per lungo tempo coach della nazionale under 20.

Ecco le sue parole in merito.

C’è la necessità di lavorare intensamente con tutte le componenti del nostro basket, a partire dai club: serve quindi organizzare un tavolo per discutere e confrontarsi. È vero che i problemi ci sono in quella fascia d’età che va dai 19 ai 22 anni, è lì che i nostri ragazzi faticano a trovare spazio. In Francia ci lavorano da anni, ma è un discorso ad ampio raggio, perché è facile dire che i talenti nascono solo in Serbia, in Slovenia e via dicendo. Bisognerebbe prendere in considerazione tutto, a partire dagli impianti che da noi non sono proprio il massimo e dai club che puntano a vincere invece di programmare. Si sente la necessità di tornare a investire nei settori giovanili.
Più di ogni altra cosa paghiamo lo scarso numero di giocatori di buon livello: se noi ne abbiamo dieci, per dire, le altre nazioni ne hanno almeno il doppio, è qui tutta la differenza e la paghiamo poi in termini di giocatori in A affidabili. Noi allenatori non siamo certo stupidi: se abbiamo ragazzi forti li spediamo in campo, senza guardare certo la carta d’identità. Ben venga, per quanto mi riguarda, un Club Italia che permetta a un blocco di ragazzi di farsi le ossa ed esperienza in A2, ma direi che mi piace molto anche il progetto delle squadre satellite, sul tipo di Sassari che ha anche Cagliari in A2.

( Foto Fabio Pozzati / ebasket.it )

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