Arroccati più sull’iconografia e sull’elenco delle emozioni, ad ovviare l’assenza di affollamento in bacheca, da ieri il mondo Fortitudo ha la possibilità di unire sia l’uno che l’altro. C’era l’immagine del Barone portato in trionfo sanguinante, uno Zatti urlante dopo un derby vinto, la schiacciata di Dallamora a suggellare la salvezza di Reggio Emilia, e quella di Comegys a trascinare la Mangiaebevi in A1 e il Paladozza in campo. Poi, l’unico scudetto, a Treviso, tra tante, troppe finali perse.

Ruben Douglas è arrivato senza squilli di trombe, e se non fosse stato per quel cognome, già tanto carico di storia in San Felice, forse il suo annuncio sarebbe passato nell’anonimato. Ora, il suo nome può tranquillamente essere messo nell’Olimpo biancoblu, anche se magari non lo rivedremo più su questi schermi, anche se magari da domani non sarà più come prima. Una stagione di chiaroscuri, con il tiro che andava e veniva, e più letteratura sulle sue stranezze – dalla capigliatura improbabile fino alla saurofilia – che sulle sue imprese sul campo. Nulla che fosse andato sotto la sufficienza, perbacco, ma nemmeno urla da capobranco. Tacciato di troppi sorrisi e di presunta superficialità, anche nella serata del Forum il suo rendimento non si era discostato da questo solco. Tiri tanti, difesa poca, fino ad una sciagurata palla persa a metà campo, una forzatura da 3 e un libero sbagliato. Tutta roba cancellata dalla memoria, punto.

Magari la storia sarebbe stata ancora più epica se a scoccare il tiro della Extrema Ignorantia fosse stato Basile, il Capitano da alcuni messo oramai sullo stesso piano di Schull. Ma forse questo non sarebbe interessato nemmeno a lui: e se il bambino lo ha fatto Ruben, la levatrice che lo ha fatto uscire dal grembo è stato proprio il Baso, con un passaggio lucido e privo degli egoismi di chi ci vuole provare per forza.

Dopo anni di mailbox piene di foto del tiro da 4, finito sia in una trasmissione televisiva che anche su tatuaggi del popolo virtussino, dopo sberleffi e lazzi, da oggi la tribù Fortitudo ha anch’essa una immagine da consegnare ai posteri, da posizionare vita natural durante sul desktop dei propri PC, e magari da tatuarsi su polpacci o bicipiti. Non sarà avvenuto contro il nemico di sempre, come quello là. Ma il risultato finale è lo stesso.

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