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Kassius Robertson è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.
Un estratto delle sue parole.

Il mio nome è Kassius in onore del grande Cassius Clay. Fu mia madre Shannon a chiamarmi così, decidendo di cambiare l’iniziale del nome, da C a K, per differenziarmi. Da bambino mi spiegò chi fosse Muhammad Ali e quali fossero le sue caratteristiche. Io ho sempre cercato di farle mie, pur in una disciplina sportiva diversa come la pallacanestro. La realtà è che entrambi siamo dei combattenti.

Contro Treviso ha messo i tiri decisivi. I miei compagni di squadra mi hanno cercato, sono contento di avere ripagato la loro fiducia. La vittoria è nata dalla difesa nel secondo tempo e dalla nostra grande voglia di crederci sempre. Durante la partita ci siamo ritrovati nella stessa situazione di Varese, andando sotto nel punteggio, ma questa volta siamo riusciti a reagire e a recuperare.

Il mio unico obiettivo è fare esattamente quello che mi chiede l’allenatore. Sono al mio secondo anno da professionista e gioco con compagni di squadra come Stipcevic e Leunen, che hanno un’esperienza ultradecennale. Poi c’è Fanrinelli che in campo parla molto. Io provo a tenere la bocca chiusa, facendo l’unica cosa che conta: il mio lavoro.

Il sogno per quest’anno sarebbe la convocazione in nazionale e la Fortitudo ai playoff? Non parlo di sogni, ma di obiettivi. Non siamo una matricola che si accontenta solo di vincere ogni tanto e la società è eccellente. I playoff sono un obiettivo.

(foto Giulio Ciamillo)

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