Antoine Rigaudeau è stato intervistato da Alessandro Gallo sul Resto del Carlino.
Un estratto delle sue parole.

“Ci sono tre momenti che mi porterò dietro per tutta la vita. La nascita dei miei figli, proprio a Bologna; un pranzo con Michael Jordan e quella volta che, microfono in mano, parlai ai tifosi Virtus, che avevano appena contestato Madrigali. Si doveva giocare Virtus-Trieste. Madrigali aveva appena cacciato Messina. E i tifosi invasero il campo.Forse ero il capitano, non ricordo bene. Ma in quel momento non era facile prendere la parola. La gente era arrabbiata. Ho capito solo a distanza di anni che cosa ho fatto. Lo ricordo, perché sono orgoglioso di come mi comportai.
La scelta di Bologna? Nell’estate del 1997 c’erano alcune opportunità. Scelsi la Virtus e Bologna. Molto felice della scelta. In Italia sono stato solo bianconero. Non avrei giocato per altri. Tifosi caldi e appassionati. La ricchezza di un club. Anche questo l’ho compreso dopo avere smesso. Presidenti, giocatori, allenatori, dirigenti passano. La passione dei tifosi, per fortuna, resta.
Ero “Le Roi”? Curioso che, pur essendo un re, ci fosse un coro sulle note della Marsigliese. Battute a parte, credo che l’etichetta, che non mi aveva dato nessuno prima, fosse del professor Grandi. Poi sono rimasto Le Roi anche in Spagna.
Cosa mi resta della città? Oltre agli amici, che quando posso vengo a trovare, l’abitudine del caffè, dell cappuccino. E la pasta. E una città dove sono davvero stato bene. Sono stato così bene che i miei figli, Timothé e Nathan sono nati qui.
Contatti con Teodosic? Il numero. Anche io, a Valencia, avevo il 44.
La Virtus in testa? I tifosi l’aspettavano da tempo. La passione e l’abitudine a vincere qua resta. C’è un gruppo serio a capo di tutto: questo dà stabilità. Mi sembra che l’obiettivo sia tornare in Eurolega.
Cosa faccio oggi? Vivo a Valencia, sono sereno tranquillo, con un ritmo di vita che mi piace. Sono una persona curiosa che cerca di capire il mondo. E faccio parte di una società che si chiama nbn23. Ci occupiamo di organizzazione e di eventi. E di offrire referti elettronici, statistiche e play by play delle gare. Per digitalizzare il tutto anche a livello amatoriale. E abbiamo creato un app ribattezzata Swish”

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