Riportiamo – da Spicchi D’Arancia – un’analisi sulla situazione delle regole di eleggibilità in serie A, con le società (e la FIP) che starebbero valutando di sostituire l’attuale 3+4+5, che Cantù ha dimostrato di poter aggirare, con il formato 6+6 (sei stranieri senza vincoli di passaporto, sei italiani formati), lasciando invariato il 5+5 che usa ad esempio la Virtus.

Il caso Johnson, sollevato da Cantù, ha riportato al centro dell’attenzione la situazione dell’eleggibilità dei giocatori. Nell’ordine del giorno della prossima riunione di Lega Basket del 10 dicembre, a cui dovrebbe partecipare anche il presidente della FIP Gianni Petrucci, uno dei temi caldi sarà proprio l’ipotesi di modificare la parte della convenzione in vigore con la FIP fino al termine della stagione 2016-17, che prevede i due schemi 5+5 e 3+4+5. L’ipotesi al vaglio sarebbe quella di sostituire il 3+4+5 con il 6+6, ossia sei stranieri liberi senza vincoli di passaporto e 6 italiani di formazione (fatto salvo il mantenimento della figura del passaportato, categoria comunque in esaurimento col blocco introdotto nell’aprile 2012: quest’anno solo 4 club – Milano con Cerella, Venezia con Viggiano, Trento con Forray e Capo d’Orlando con Nicevic – ne hanno fatto uso), senza però costringere chi adotta attualmente il 5+5 (quest’anno 8 società su 16) a modificare il suo schema. Sarebbe il modo per vincere la resistenza di quei club contrari a depositare per obbligo due contratti professionistici in più, con relativo aggravio di costi (il minimo contrattuale lordo per un giovane di serie Under 21 ammonta a poco più di 22mila euro per 10 mesi). Diversi i dettagli da valutare per dare il via libera alla proposta: i visti totali per club potrebbero essere 7, ma con un aumento ipotetico del contingente totale da 112 a 118, pur col dubbio sulla disponibilità del CONI ad alzare il tetto disponibile attualmente per la serie A, e il premio per l’utilizzo degli italiani, oggi appannaggio solo dei club che hanno scelto il 5+5, che sarebbe aperto a tutte e 16 le società.

La domanda che viene da farsi è: non sarebbe più convieniente scegliere una sola regola di eleggibilità, invece di confermarne due, e far applicare quella e solo quella?

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