Charlie Recalcati è stato sentito da Walter Fuochi per Repubblica. Un estratto dell’intervista.

“Belinelli porta esperienza. Voglia di vincere, ma di quella ce n’è già tanta. Leadership, idem: vedi i serbi e vedi pure Pajola. Ci sarà sovraffollamento? Sì, e non m’impiccio: Sasha ha qualità, esperienza, carisma per governarli. Oggettivamente, ne ha tanti. Poi Marco può fare il 3, ma va a confinare con Weems e Abass. Meglio averli, però, tanti e buoni.
L’operazione? Come immagine, fa bene a tutto il movimento. Perché c’è bisogno di proporci, di far parlare di noi. Però poi resta fine a sè stessa e non cambia lo stato delle cose. Che oggi è triste, al di là del Covid, perché anche stavolta abbiamo guardato alle negatività, non alle opportunità. Il movimento stentava da prima, serviva riformare, sperimentare. Niente, e non è bello ripetere “l’avevo detto”, perché pigliarci sconforta. Ci basta giocare, anche trascinandoci, senza costruire nulla. Questo era lo sport che per primo importò i playoff. Poi? Null’altro. A me piacevano le conference. Fossimo partiti anni fa, oggi sarebbero la formula giusta.
La rabbia dei fortitudini? Mi hanno spedito qualche foto. Mi dispiace, non è bello. Ma questa è Bologna, che vive la rivalità in modo esasperato. Ricordo il 2003, l’altro suo cambio di sponda, molto meno pesante. Allora stavo a Siena, Marco lo volevamo anche noi, in coppia con Luca Vitali, che prendemmo. Scelse la Fortitudo, fece rumore, ma non tanto: la Virtus aveva i suoi guai, lui era ancora un ragazzino. Poi però è diventato un giocatore importante. Per la Effe, uno come Myers. Carlton l’artefice del primo scudetto, Marco del secondo. E allora depreco, sì, ma non mi sorprendo”

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