Charlie Recalcati è stato ospite di Sport Club su èTV.

Alcune dichiarazioni.

“Ho vissuto con grande entusiasmo il ruolo che mi ha dato Pozzecco in Nazionale, è stato un modo per aiutarlo e tornare in un ambiente che è sempre stato mio. Le cose sono andate bene, indipendentemente dall’ultima partita: arrivare in semifinale sarebbe stata una grande cosa per la pallacanestro italiana, ma questo non intacca la nostra estate.
E’ sicuramente più difficile lavorare con Pozzecco da giocatore… da allenatore, al di là della sua esuberanza, è molto pratico, cosciente e per nulla superficiale. Molto attento alla difesa, il contrario di quando, da giocatore, viveva meglio l’attacco. Sappiamo che lui è un personaggio divisivo, c’è chi lo ama e chi lo odia, con lui le mezze misure non ci sono.
Tutti ricordano Atene 2004, le Olimpiadi, ma penso che il nostro grande successo siano stati gli Europei di Svezia l’anno prima. Non c’era Pozzecco, perchè là mi serviva una mentalità più operaia prima del quid che mi avrebbe dato in Grecia, ma è stato in Svezia che è iniziato il percorso concluso alle Olimpiadi.
Il campionato? Dovrebbe essere sfida tra Virtus e Milano, ma abbiamo visto che tante squadre possono dire la loro. Penso a Venezia, che è realtà nuova e che ha ricominciato forse con un anno di ritardo.
Pozzecco rifiutò la Virtus? Io non sono mai stato chiamato, ma è una cosa che avrei considerato. Qui sta la differenza tra me e lui, ed è per questo che siamo complementari.
La Fortitudo? Spero sia l’anno del consolidamento, perchè chiedere già adesso di essere pronta per la promozione è sbagliato. So che stanno facendo un po’ di fatica, hanno campi di allenamento che pare cambino sempre e poco utilizzo del Paladozza. Spero che nel tempo possano trovare maggiori certezze, il popolo è abituato a soffrire, ama farlo, e deve stare vicino alla squadra in attesa di tempi migliori. Aradori? Non deve limitarsi a pensare di dare apporto individuale, ma deve mettersi al servizio del pubblico.
Messina? Quando allenava la Virtus non c’erano i social, che amplificano tutto. Quindi le sue esternazioni vengono amplificate da una comunicazione che ora è molto diversa rispetto a quei tempi. Credo che siano in tanti a “piangere”, non che lui lo faccia in modo diverso rispetto ad altri che lo fanno d’abitudine. Sa anche riconoscere gli errori, come un timeout non chiesto domenica (non lo avrei fatto nemmeno io), ma anche questo è un pregio.
Io al posto di Petrucci? Era stata una voce concreta nel 2008, mi venne proposto e non accettai perchè non c’erano i presupposti per farlo. Ora tornerà fuori di nuovo… La prima cosa che farei? Che ci fosse un occhio particolare alla base, per dare la possibilità a tutte le piccole squadre di allenarsi. E’ un ambiente dove mancano le palestre, più che i palasport, ed è da lì che si dovrebbe recuperare. “

Il video integrale della trasmisione

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