Alessandro Ramagli è stato intervistato da Alessandro Iannacci su Radio Nettuno Bologna Uno.

La promozione con Verona.
“È un’emozione molto forte. Ero già stato a Verona in una prima occasione, ci eravamo posti l’obbiettivo di vincere il campionato ma dopo una grande stagione uscimmo ai quarti di finale. Fu delusione cocente. Essere tornato qui ed aver raggiunto la promozione ci ha gratificato. La cittá di Verona ha grande passione per la pallacanestro e aspettava di tornare nella massima serie da 20 anni, ci ha sato una spinta enorme soprattutto nella serie finale quando il traguardo era molo vicino.
Non abbiamo mai percepito di essere i primi candidati per la promozione, il nostro progetto aveva un respiro più ampio ma la squadra si è dimostrata più competitiva di quello che pensavamo. Contro Udine i ragazzi sono stati bravi a coalizzarsi e a diventare una squadra in missione. Con Verona ho un rapporto molto stretto che va al di là dell’aspetto lavorativo.

L’arrivo in Virtus.
“Nel 2016 mi chiamò Alberto Bucci, lo conoscevo bene perchè a sua insaputa negli anni a Livorno ero stato suo scout nelle competizioni europee, accompagnavo il suo assistente allenatore. Con Alberto ci fu un incontro molto cordiale, partimmo con l’obbiettivo di minima di far giocare i ragazzi del settore giovanile. Volevamo fare un bel campionato allestendo una squadra intelligente, non schiacciasassi. Il gruppo si dimostrò veramente forte, con le ultime aggiunte diventammo i favoriti per la promozione e quel traguardo non ci sfuggì”

Il rapporto con Alberto Bucci.
“Abbiamo litigato spesso, in senso buono (ride, ndr). Era una persona vulcanica, ti diceva dritto per dritto le cose che pensava. Abbiamo fatto diverse cene insieme, faccia a faccia, proprio per evitare fraintendimenti. C’era un grande affetto tra noi. Non dimenticherò mai la sua commozione nella sera di Trieste: Alberto aveva la giusta percezione che purtroppo la sua vita stava volgendo al termine e non avrebbe desiderato altro che lasciare la Virtus dove lui pensava che sarebbe dovuta essere. Quella sera sfogò tutta la sua commozione, fu una serata post promozione ricca di commozione, con poche parole e tante emozioni”.

La promozione.
“Solo alla fine parlarono di noi come i favoriti per la promozione. Durante una stagione ci sono sempre difficoltà, la squadra ebbe problemi fisici ma stava bene con la testa. Aveva la forza mentale di superare ogni ostacolo e la vittoria in Coppa Italia in un momento difficile della nostra stagione ne fu la riprova. Portammo a casa la promozione stemperando qualche tensione, soprattutto nei momenti brutti dei playoff come le sconfitte con Casale e Roseto. Alla fine vincemmo 3-1 entrambe le serie, poi fu una cavalcata perchè in quel momento della stagione eravamo diventati i più forti”.

La sua Virtus.
“Quella squadra di A2 è quella che più di ogni altra ha costruito un legame fortissimo con la città di Bologna. Veniva dalla brutta esperienza della retrocessione e aveva bisogno di farsi perdonare qualcosa dal suo popolo, anche se i protagonisti non erano gli stessi. Tra quella Virtus e la sua gente c’è stato un filo diretto, io e i giocatori venivamo fermati per strada, andavamo a cena con i tifosi. Questo non è più successo, anche perchè sono cambiati gli obbiettivi e gli interpreti”.

L’anno in Serie A con la Virtus.
“Era una società che stava cambiando pelle e interpreti. La squadra era stata costruita con qualche difficoltà, ma ritornare in A con la Virtus è stato qualcosa di indimenticabile. Non ho rimpianti, è un’annata che ci siamo goduti nonostante le difficoltà. Purtroppo non siamo riusciti a raggiungere l’obbiettivo dei playoff, ma li abbiamo persi per la differenza canestri. Probabilmente con qualche acciacco in meno nella seconda parte di stagione, soprattutto nei giocatori chiave, saremmo riusciti a centrare l’obbiettivo”.

Il rapporto con Bologna.
“Ho un legame molto bello con la città, sarei potuto tornare in qualunque momento. È un posto splendido con gente clamorosa. Bologna ha un legame con la pallacanestro che non ha pari in altre piazze. In questo momento è il vero cuore pulsante della pallacanestro italiana”

Il modo di allenare.
“Io sono molto poco tattico. Credo in altri aspetti del gioco come la tenuta difensiva di un gruppo e la responsabilità dei singoli. Credo anche che in un gruppo si debba stare bene sia dal punto di vista professionale che personale. Le mie squadre hanno sempre una buona difesa e una solida base di condivisione all’interno del gruppo squadra”

(foto Roberto Serra – Fiorenzo Pulvirenti / Virtus Pallacanestro)

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