Le parole di Alessandro Ramagli alla vigilia del derby.

“Avversario molto noto, una squadra che nel corso della stagione ha cambiato fisionomia con qualche aggiustamento significativo, un nuovo americano rispetto all’andata, Marchetti in più: si sono rinforzati nell’ottica dell’obiettivo dichiarato fin dal primo giorno. E quando vuoi ottenere un obiettivo importante, passo passo devi mettere a posto quelle cose che all’inizio non erano messe bene. Conoscete tutti le caratteristiche della squadra, sta bene, sta cercando di recuperare posizioni in classifica anche se questa partita non dirà molto, e tutto a corollario di qualcosa che a Bologna viene atteso e vissuto come niente altro, in nessun altro posto. Arriva alla ventinovesima di campionato, avrà significati per quella che sarà la classifica a fine stagione, ma come è successo all’andata sarà una gara che non si attacca al resto della stagione: si gioca per vincere, e ha significato anche se non avesse importanza specifica. Nessuno gioca il derby con motivazioni diverse se non quelle di vincere e dare soddisfazione al proprio pubblico”

Loro sono in salute, voi? “Meglio, anche se ho sempre detto che avevamo un pacchetto di settimane prima dei playoff per sistemare dettagli e far crescere la nostra condizione fisica. Ma anche se fossimo in cinque tu cerchi di vincere, non pensi a chi sta bene o male, poi magari ci ripensi il giorno dopo, al resto del tempo che ci manca prima dei playoff”

Loro sono più forti rispetto all’andata? “Lo dice il loro percorso, il loro buon girone di ritorno, l’innesto di due giocatori: hanno più frecce al proprio arco rispetto all’andata”

Per voi è una prova di maturità. “E’ il derby, e lo giochi perché è il derby, non lo agganci a prove di maturità o posizioni in classifica. E’ una delle prove più godibili per chi gioca a Bologna, non ha connessioni con il resto della stagione. La parola derby dice già tutto, giochi per vincere senza pensare a scarti, posizionamenti, prestazioni individuali. Ci sono condizioni irripetibili, nemmeno nei playoff, e pensare che possa essere appunto una prova dei playoff non sarebbe intelligente”

All’andata dopo il derby avete avuto un momento di difficoltà, quando di solito vincerlo porta entusiasmo. “Non c’entra nulla l’averlo vinto, avevamo cinque giocatori rotti. Io non sono bolognese, e me lo godo con grande partecipazione. Fino a domani sera, potessi perdere un mignolo per vincere il derby lo perderei, ma dopo non ci devono essere strascichi o condizionamenti: l’unica partita che condiziona il derby è quella successiva, ma all’andata giocammo dopo tre giorni, e in generale avevamo tanta gente azzoppata. Vincere non ci ha portato a nessuna conseguenza nello specifico, e sarà così anche questa volta vincessimo o perdessimo. Non cambierebbe di una virgola la preparazione della gara con Roseto o i playoff. “

Domani è anche la prima trasferta negli scontri diretti che affrontate al completo. “Lo vedremo domani. E, ripeto, non è una trasferta negli scontri diretti, è il derby, non c’è altro modo di affrontarlo se non usando questa parola. Se ti metti in testa l’idea che sia un test per altre cose sbagli: è il derby, chiunque lo giochi. E questa partita non mi dirà niente di quanto già non sappia, a parte capire come possiamo giocare un derby in trasferta”

Per vincere cosa più contare? “Saper fare bene le piccole cose, non cercare situazioni necessariamente abbacinanti. All’andata nonostante tutto quello che si è detto abbiamo vinto perché abbiamo dominato a rimbalzo. Contano le piccole cose, non tabellini individuali, ma che ognuno voglia fare quello che serve per vincere”

Ti immagini come possa essere l’atmosfera? “No, quando sarò lì lo vedrò. Entrerò come all’andata in un palazzo vuoto che si riempirà, e si riempirà di gente che vorrà aiutare la propria squadra. Non ci devi pensare, sono solo cose da vivere e da godere. Altrimenti è come il ‘sabato del villaggio’, che quando arriva la festa non sei felice. Le emozioni non vanno calcolate prima ma vissute sul momento”

Le stesse cose le hai dette ai giocatori? “Sono professionisti, non hanno bisogno di extra motivazioni. Già i duelli ti stimolano, quando sai che devi affrontare Mancinelli, Ruzzier, un americano da 20 punti a partita. I toni vanno abbassati, perché quando c’è la palla a due ci saranno turbini di emozioni. Non abbiamo gruppi con tanti veterani, ci sono giovani, emergenti, gente che avrà in mano per la prima o seconda volta il timone della barca in situazioni particolari. E le devono vivere, magari perdendo, ma accrescendo il proprio background: queste partite non sono come i playoff, sono cose diverse. Non c’entrano niente con il resto, si gode per quello che sono, perché non hanno paragoni con niente altro al mondo. Ho già il pelo che mi drizza a ripensarci, e non dobbiamo inquinare questi momenti con altre considerazioni”

Però ti sei allenato a porte chiuse. “Perché si gioca a Bologna, solo per questo. Ma l’ho fatto anche in altre occasioni, per rispetto del nostro lavoro. Avrò chiuso le porte quattro volte su duecento, ma è normale. E l’ho fatto per concentrazione, perché queste situazioni devono raccoglierti a casa tua, nella tua intimità. Succederà ancora, ci sono momenti in cui è giusto fare così. L’ho fatto anche a Natale, a Capodanno, quando magari la gente voleva venire per passare un po’ di tempo e noi invece stavamo lavorando. Non è mancanza di rispetto o togliere possibilità di fare informazione, ma a volte ti devi chiudere”.

Il video, grazie a Sportpress.

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