Sulla questione inno nazionale, che dopo tre giornate è già costato alla Fortitudo un’ammonizione e 1200 euro di multa (cifra destinata a crescere, se non si troverà una soluzione) è intervenuto il Codacons Emilia-Romagna, che già all’epoca di gara5 a Brescia aveva fatto sentire la propria voce, invitando il prefetto di Brescia a rivedere la decisione di vietare la trasferta ai tifosi bolognesi, cosa poi avvenuta.
Il comunicato odierno del Codacons Emilia-Romagna, firmato dal presidente – Avvocato Bruno Barbieri – invita la FIP ad abolire l’esecuzione obbligatoria dell’inno nazionale.
Ecco il testo integrale del comunicato:

IL CODACONS REPUTA ERRATO INFLAZIONARE L’USO DELL’INNO D’ITALIA ED INVITA LA FIP A RIVEDERE LA PROPRIA DECISIONE
Il CODACONS Emilia Romagna ritiene errata la scelta della Federazione Italiana Pallacanestro di imporre l’esecuzione dell’Inno d’Italia all’inizio delle partite del campionato di serie A2 e di altre categorie in quanto si tratta di competizioni sportive che non vedono impegnata la rappresentativa nazionale ma solo squadre locali. Non ci si trova neppure di fronte alle partite decisive per il passaggio di categoria del campionato nazionale di basket o all’assegnazione dello scudetto ma di semplici partite facenti parte della regular season. Obbligare i presenti a fare silenzio durante l’Inno e caso mai successivamente a cantare anche l’Inno d’Italia con la mano sul cuore è assurdo per una molteplicità di ragioni.
Come può la FIP non tenere presente che sugli spalti di un palazzo dello sport possono esserci tifosi di cittadinanza non italiana per i quali l’inno nazionale è del tutto ininfluente e non ricorda loro alcun valore legato alla bandiera alla Patria e all’unità nazionale e rispetto ai quali le singole società sportive di fatto non hanno alcun potere di indurre queste persone a rimarcare il loro amor di patria.
Non solo ma a questo punto occorrerebbe esporre la bandiera nazionale e far suonare anche gli inni delle due squadre di club cosa che non avviene,
L’errore più grave è un errore di natura politica in quanto l’Italia non deve essere uno Stato che impone un’etica ai propri cittadini, come avveniva in passato quando all’inizio delle lezioni venivano fatte cantare note marce e canzoni vicine al regime, ma uno Stato che promuove l’eticità dei comportamenti virtuosi tramite l’esempio dei propri uomini rappresentativi dentro gli organismi rappresentativi non ultimi quelli in ambito sportivo.
Ciò che la FIP dovrebbe divulgare e promuovere è il rispetto delle regole sportive e la lotta alla violenza e su questo ci troverà sempre al suo fianco mentre sotto l’altro aspetto il messaggio migliore sarebbe quello di comunicare che siamo non solo cittadini europei ma tutti cittadini del mondo.
Oltretutto nel caso di specie parliamo di un Inno quello di Mameli che ad oggi il Parlamento non è ancora riuscito a decretare come l’inno ufficiale
Il CODACONS Emilia Romagna ritiene che sia in ogni caso necessario diffondere l’amore per i simboli legati all’Italia ed è proprio per questo che è contrario ad un uso inflazionato dell’inno di Mameli invitando la FIP a disporre il divieto di suonarlo se non in occasione di partite decisive per l’assegnazione di titoli nazionali o promozioni di categoria e di rivedere la propria decisione di sanzionare i club a titolo di responsabilità oggettiva per il mancato rispetto del silenzio da parte dei tifosi in occasione dell’ascolto dell’inno d’Italia. .

Presidente Codacons Emilia Romagna
Avv. Bruno Barbieri

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