Dopo la vittoria di Torino a Pesaro di ieri sera la Virtus chiude al penultimo posto il girone d’andata, a soli due punti dalla zona retrocessione. Cosa fare ora?
Il 7 gennaio i soci della Fondazione Virtus si riuniranno in Assemblea. Secondo Walter Fuochi, che ieri ha scritto una frase che ha fatto scalpore, lo faranno per reperire i denari per la sopravvivenza. In buona sostanza, dato che i costi sono superiori ai ricavi, si busserà alla porta dei 32 soci e ognuno liberamente sceglierà se contribuire, e nel caso quanto dare.

Nulla di nuovo, il meccanismo è noto fin dagli albori della Fondazione, che fu pensata e voluta da Claudio Sabatini per evitare che la Virtus corresse ancora rischi di chiusura, la fusione o il trasferimento, e per assicurarne la sopravvivenza e a controllare che nessuno la distrugga o speculi. Il socio entra con una quota una tantum di 25, 50 o 100mila euro, e poi non è tenuto ad altro, se non appunto a contributi volontari. E chi socio è resta socio per sempre, anche se non dovesse contribuire mai. E dato che la tipologia di fondatori è molto diversa – si va da semplici tifosi come Pagliuca e Fornaciari a veri e propri colossi come IGD e Segafredo, passando attraverso una discreta gamma di situazioni intermedie – è chiaro che la risposta ai vari appelli può essere molto diversa. Già ai tempi della crisi successiva alla penalizzazione (estate 2014) questo problema l’allora vicepresidente Claudio Albertini si era lamentato che alcuni soci – leggasi il mondo cooperativo – mettessero ben più di altri, alla bisogna. Adesso i rapporti di forza interni sono di certo cambiati, e il mondo cooperativo ha fatto un passo indietro. Ha preso le redini Pietro Basciano, e toccherà a lui probabilmente dare il contributo maggiore. Di pericoli immediati non ce ne sono, e siamo certi che la Virtus troverà tranquillamente le risorse per arrivare a fine stagione.

Il modello Fondazione però continua a mostrare i suoi limiti. Rispetto a qualche anno fa la situazione economica pregressa è stata risanata, o comunque decisamente migliorata, e le spese sono state contenute in maniera notevole, con addii anche dolorosi a figure storiche come Terrieri e Sanguettoli. La catena di comando societaria è stata asciugata, e rispetto all’anno scorso mancano figure come quella di Villalta e Arrigoni, con i soli Valli e Crovetti a occuparsi della parte tecnica relativa alla prima squadra. Di sponsor ce ne sono tanti (alcuni poi sono anche entrati in Fondazione, come Granarolo), talmente tanti che ci sono state polemiche per la loro eccessiva presenza sulla maglia da gioco, che lasciava poco spazio al logo della società. Il budget è sì aumentato, ma resta comunque tra i più bassi della serie A. Contenere ancora di più le spese diventa difficile, bisognerebbe lavorare sul versante opposto, ovvero aumentare i ricavi. Ma se i risultati sportivi sono questi, e il palazzo grande garantisce comunque tante entrate di favore (a sponsor, società sportive, clienti Coop, eccetera) con poco più di 2000 abbonati l’incasso da botteghino resta basso e rischia di calare ancora, in una pericolosa spirale discendente. Il tutto nonostante la Unipol Arena sia quasi sempre piena, con la capienza attuale. Si fosse tornati al PalaDozza forse la situazione sarebbe diversa, ma così non è stato.

Occorre quindi una netta inversione di tendenza, che non può non passare da un sensibile aumento del budget, possibilmente già da quest’anno per scongiurare una retrocessione tutt’altro che impossibile, col roster attuale. E poi magari ripensare la struttura societaria, superando un modello che a suo tempo è stato necessario per assicurare la sopravvivenza della Virtus. A quanto pare, nell’assemblea di giovedì si parlerà anche di questo, di come programmare un futuro tranquillo e in crescita per la Virtus. Pietro Basciano – da tre mesi alla guida della Fondazione – disse subito che la Virtus va riportata dov’era. Se con la struttura societaria attuale non ci si riesce, le alternative sono due: o si trova un imprenditore interessato e si cede la società sportiva (Massimo Zanetti sarebbe il candidato naturale, ma il patron della Segafredo non ha dato alcun segnale in merito), oppure si costruisce un soggetto economico nuovo che comprenda i soci interessati a contribuire ogni anno – con quote interne proporzionate all’impegno – e quest’ultimo rileva e gestisce la Virtus. Secondo il Corriere di Bologna, questa è l’ipotesi più praticabile, e la volontà da parte di vari soci ci sarebbe.

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