Mentre lo sport italiano sta vivendo una stagione di grandi soddisfazioni – tra le tante Italia del calcio campione d’Europa, qualificazione alle Olimpiadi per il basket, finale di Wimbledon per Berrettini – si inizia a pensare alla prossima stagione, con da un lato il timore per la “variante delta”, e dall’altro la legittima necessità di iniziare a programmare un anno se non perfettamente normale, se non altro il più vicino possibile alla normalità, anche perché per moltissime società, anche calcistiche, un’altra stagione a incassi zero e spese aumentate non sarebbe sostenibile.

Gli aspetti in gioco sono due, il pubblico negli impianti e i protocolli sanitari.

Per quanto riguarda il pubblico, i recenti campionati europei di calcio hanno mostrato che all’estero – ad esempio in Inghilterra e Ungheria – non c’è stato timore di riempire gli stati di spettatori vaccinati, o comunque dotati di “green pass”. Lo stesso discorso vale per gli USA, dove le arene NBA (al chiuso) sono piene di spettatori vaccinati, e addirittura fuori da alcune di esse si sono organizzati punti di vaccinazione volante per gli spettatori.

Cosa succederà in Italia? Al momento, per gli eventi (concerti, cinema, teatri, ecc) le regole sono pressoché le stesse dell’estate 2020, quando i vaccini non c’erano, cosa che peraltro sta capitando in tutti gli aspetti della vita, senza alcuna distinzione tra vaccinati e non.
Per avere capienze maggiori ammesse alcuni organizzatori chiedono il green pass in autonomia, come è successo anche per svariate partite delle minors nel mese di giugno e ora per il playground dei Giardini Margherita.

Ma quale sarà la capienza ammessa per la prossima stagione in serie A e A2? Al momento è difficile prevederlo, ma sicuramente ipotizzare più del 50% è utopico. Infatti per ora è ancora impossibile parlare di campagna abbonamenti a pieno regime: Varese ha provato a vendere 1000 posti, la Fortitudo solo quelli per gli abbonati che avevano scelto l’opzione 1 nella proposta di rimborso inviata via Whatsapp/email dal Club nello scorso mese di marzo. Insomma, si naviga a vista, e dopo una stagione a incassi praticamente zero non è il massimo.

Per quanto riguarda i protocolli, al momento nel basket non ci sono novità, e quindi teoricamente si andrebbe ancora di tamponi periodici per tutti, cosa piuttosto costosa. Il calcio però ha recentemente cambiato le cose, e in questo potrebbe fungere da apripista anche per gli altri sport. Visto l’innegabile impatto delle vaccinazioni, i tamponi obbligatori restano solo per i giocatori non vaccinati, mentre per i vaccinati e guariti sono facoltativi. Questo, oltre ad abbattere le spese sanitarie delle società, potrebbe contribuire a convincere parecchi indecisi. Di sicuro di tempo per decidere ce n’è, ma non troppo, dato che la prossima stagione – con la Supercoppa – partirà a inizio settembre, e i raduni saranno nel mese di agosto. E poi, partendo dal basket professionistico, a cascata bisognerà capire come regolarsi per le serie inferiori, per arrivare fino al basket amatoriale.

NUOVI PROTOCOLLI FIGC: NIENTE TAMPONI PER VACCINATI E GUARITI

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