Alla fine Recanati è stata solo un’illusione, un fuoco fatuo, chiamatela come volete: la Fortitudo esce da Chieti con una nuova randellata esterna, figlia di un atroce parziale di 19-2 nel secondo tempo a martirizzare una squadra che nel primo tempo era sembrata relativamente in tranquillità, giocando sulla goleada di Montano e sul dominio in area dei propri lunghi. Poi, il collasso, nato sopra e tutto dalle difficoltà tra gli esterni di trovare cose buone offensive, mentre il risveglio da 3 di Chieti ha fatto la differenza, lasciando la Fortitudo, come si suol dire, in braghe di tela. Vero che l’assenza di Iannilli ha reso più asciutte le rotazioni (ma Quaglia ha fatto il suo eccome), ma è anche vero che, di fronte, non c’era una squadra con tredici effettivi su dodici: male un po’ tutti, e a quanto pare guai da viaggio non certo superati malgrado alla fine il rientro da -17 a -4 abbia illuso il mondo bolognese. Niente da fare, però.

Bologna sembra iniziare con i classici sintomi di chi deve ancora svegliarsi dai bagordi capodanneschi: Montano fa il bello e il cattivo tempo nei primi minuti, andando di propria iniziativa o eventualmente andando alla ricerca di Daniel in area. 13-7, quindi, ma ad un certo punto il centrocampo bolognese va in tilt, diventando facile preda del pressing teatino: Piccoli e soci si divertono a rubar palloni e a far contropiedi che nemmeno vengono tutti concretizzati, ma basta e avanza per travasi di bile biancoblu e sorpasso casalingo fino al 19-15 del 10’.

Un attimo di riposo per il lungo locale Armwood, e per Daniel e Quaglia il pitturato diventa zona di bivacco e gioie: loro a prendere rimbalzi, Montano da fuori a perforare ad ogni azione, e il secondo quarto diventa sinfonia fortitudina, con sorpasso e gestione dei punti di vantaggio di fronte ad una Chieti che, manco fossimo a Grinnell, si limita a tirare da 3. Senza beccarci però tanto, perché al 20’ è 5/21 dall’arco, mentre alla Fortitudo i 17 di Montano alla sosta sono benzina per il 33-29 esterno.

Tornato umano Montano, e con Chieti che cerca di un barlume di alternative alla sparakkjanza, ed ecco che la partita cambia padrone, con la Fortitudo che non riesce a trovare immediate risposte alla frustata locale facendosi trovare, quindi, impreparata. Lilov e Monaldi aprono le danze, 10-0 di break dopo la prima graffiata di Quaglia, e inerzia girata. Boniciolli tuona, ma troppi dei suoi si limitano al compitino, nemmeno troppo ispirato, e solo una schiacciata sbagliata dal bulgaro di Chieti evita che il punteggio al 30’ sia peggio del 47-41 locale con cui la frazione va in archivio.

La rottura è prolungata, specie quando da Chieti sbuca fuori l’eclettico – ma non certo sconosciuto – Allegretti, a far polpette di quel che resta della Fortitudo. In un amen il vantaggio casalingo va in doppia cifra, Bologna non ha un attacco che possa tenere botta, e quando la 1-3-1 boniciolliana viene bucata più o meno al primo tentativo ecco che ci si ritrova sul 66-49. Servirebbero miracoli in serie, ma nulla che sia più o meno simile, con Boniciolli che prova a dare spazio a Campogrande. Finita? No, perché come a volte capita il quintetto disperato butta tutto quello che ha e, in un amen, la Fortitudo costringe Chieti a tornare dallo spogliatoio: dal 68-51 arriva un parziale di 13-0, con lo stesso Campogrande e il pressing che prova a riaprirla. Poi però, riappare Lilov che fa sparire la paura dai volti locali facendo venire il sangue amaro ad una Bologna vittima dei propri errori.

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