L’ex patron della Biancoblu Giulio Romagnoli – e titolare dell’omonima azienda leader in Italia nella commercializzazione di patate, è stato rinviato a giudizio nell’ambito del processo definito “patata-gate”, che ha coinvolto 23 persone a vario titolo. Nella ricostruzione di Repubblica Bologna, per alcune di loro – secondo i PM – l’accusa più pesante è di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla vendita di prodotti industriali con segni mendaci. In sintesi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli imputati vendevano prodotti francesi ai supermercati della grande distribuzione spacciandoli per italiani e incrementando così i guadagni, visto che i tuberi di origine stranieri costano meno.
Il giudice Gianluca Petragnani Gelosi, nei confronti dei 23 indagati, ha emesso provvedimenti a macchia di leopardo. Per lo stesso Romagnoli è stato dichiarato il non luogo a procedere per diversi capi d’imputazione. Condannata invece in rito abbreviato Grazia Romagnoli a 10 mesi di reclusione, con pena sospesa, e al risarcimento dei danni nei confronti di Conad, una delle parti offese nel procedimento assieme a PAM, Esselunga e Coldiretti.

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