Chissà, se un giorno la coppia Comuzzo-Boniciolli passerà alla storia come novelli Mogol-Battisti, con uno dietro a ispirare e l'altro, davanti, ad interpretare. Chiaro che dopo il 4 su 4 del vice serva applaudire chiunque abbia portato a questi risultati, senza per forza di cose pensare che l'operato dell'operato Boniciolli fosse sbagliato, e che Comuzzo abbia trovato l'elisir dell'invincibilità. Ben sapendo, sic transit, che alla prima sconfitta salterà per forza di cose fuori che il vice non ha la stoffa per gestire i momenti difficili, e che senza il capo non si va da nessuna parte. Di certo, ora le cose non stanno andando male, ma prima di togliere i medicinali al titolare per prolungarne l'assenza si deve valutare cosa sia cambiato nella squadra: di certo lo scotto di Jesi può aver smosso orgogli singoli. Di certo la fine degli equivoci sul turnover potrebbe aver rasserenato animi che non sempre, pur con buona volontà, possono adeguarsi al non sapere il venerdì chi gioca la domenica. Di certo aver asciugato qualche rotazione (anche perchè Legion si è autoescluso e McCamey è acciaccato) ha ulteriormente facilitato il distribuirsi delle gerarchie e delle responsabilità. Ora sarà da vedere come riequilibrare la faccenda quando il discusso play tornerà fisicamente a posto, e quando si deciderà se e come intervenire sul mercato. Perchè, ad esempio, chiedere al neo 36enne Fultz di giocare minuti pari alla propria anagrafe sarebbe da inchiesta INPS.

Dopo di che, si potrà disquisire, più per scherzo che non per altro, sulle doti taumaturgiche di Stefano Comuzzo, che se non altro dimostra come il sistema tecnico fortitudino sia valido e affidabile. E se la formula giusta fosse Boniciolli dietro ad ispirare e Comuzzo davanti a mettere in pratica? Appunto, come il bardo Mogol che dettava rime trovando poi in Battisti le melodie e il bel canto? O, non esulando dalla spicchia, come capitò ad Avellino con Tonino Zorzi dietro lo stesso Boniciolli? Vattelappesca. Se poi McCamey gioca più tranquillo perchè sa che dopo una boiata non gli arriveranno degli smatafloni, che la cosa venga risolta tra di loro: quello che interessa è che la Fortitudo renda al meglio, indipendentemente da chi mette le natiche sulla panchina durante le partite. Tutto il resto, dando il microfono al Califfo, è noia.

Imola, quindi. Ridendo e scherzando, è un’altra stagione in cui ai margini della provincia si parte con l’idea di salvare il salvabile, e ci si scopre poi molto meno malleabili di quanto non si credesse. Cavina sta facendo cose interessanti, con un record di 11-10 di grande spessore, molta più vicinanza ai playoff che non al basso, e un 9-2 casalingo che rivaluta, e non di poco, quando la Fortitudo vinse all’andata (giocata poi a Faenza e non al Palaruggi, tra l’altro) facendo molto bene prima, molto male dopo, e venendo salvata da una ignoranza galattica di Mancinelli. Il coach si gode la crescita di Lollo Penna, punti e assist anche se qualcosa da 3 va rivisto (20%), l’eternità di Maggioli e Prato – che erano in campo forse già ai tempi della Sala Borsa – e l’esplosione del 21enne Alviti, buon tiro da fuori e doppia cifra di media. Gli americani sono croce e delizia, con Bell (esterno) da 16 di media e settimane sulla graticola del possibile taglio, e Wilson, alona da quasi 10 rimbalzi a botta. Soprattutto, la convinzione che le cose stiano andando meglio del previsto, e che alla provvidenza non si voglia porre fine.


COPPA ITALIA, LA FINALE E' TORINO-BRESCIA
BIGNAMI CASTELMAGGIORE - UPEA CAPO D'ORLANDO 93-91