Gianmarco Pozzecco, ora assistente allenatore del Cedevita, è stato intervistato da Enrico Schiavina sul Corriere di Bologna in merito al derby.
Ecco un estratto delle sue parole:

La prima cosa che viene in mente? Quello che mi disse Andrea Meneghin, che era già stato a Bologna, quando firmai per la Fortitudo: Poz, vinci il derby e non avrai mai problemi. Una grande verità. Il derby ha un valore inestimabile.
Giocati due e vinti due? Fu una grande soddisfazione, il picco del mio periodo bolognese. Soprattutto il primo, ovviamente: lo vivevo come una sfida personale a Tanjevic. Boscia l’ho incontrato anche la settimana scorsa, una persona splendida, che stimo tantissimo: ci siamo abbracciati. Col tempo vedi le cose diversamente, ma allora era giusto così: mi aveva escluso dalla nazionale e non lo sopportavo.Me la sono rivista tutta tante volte, una anche di recente, assieme a Skelin. Nel terzo eravamo ancora sotto di 12 punti. Fece un partitone Emilio Kovacic. E alla fine portai tutta la squadra a festeggiare al Pineta. 14 assist? La settimana prima, entrando in spogliatoio, vedo uno spilungone seduto sul frigo che mi saluta e penso: chi cxxxo è pure questo? Ah già, è Van den Spiegel!… Colpa mia, ovviamente: Tomas poi ha fatto una bella carriera, è un amico e una persona di grande intelligenza. Se non giochi assieme a lunghi svegli, 14 assist non li fai.
Il derby dopo a Casalecchio? Fu meno emozionante. Tanjevic non c’era già più, la Virtus era in crisi nera. Giocarono bene il Baso e Mancio.
Venni al derby anche prima con addosso la canotta di Meneghin? Me l’ero comprata, costava 80.000 lire, una follia. A Varese non l’hanno presa benissimo… Giocavo ancora là, anzi forse avrei dovuto restarci, tornassi indietro a Varese ci rimarrei a vita. Ma allo stesso tempo avevo sempre sognato di giocare in Fortitudo: per come sono fatto io era la mia squadra, il mio mondo perfetto.
Quanto c’è mancato che giocassi con la Virtus nel 2007? Pochissimo, quasi niente. Ero già d’accordo su tutto con Sabatini. Era venerdì, dovevamo vederci per firmare il lunedì mattina, stavo andando in moto al camp di Cervia. Mi arriva il messaggio di una persona, che mi fulmina. Dice: “non ti ci vedo con quella maglia”… Sono solo in autostrada e mi metto a piangere. Chiamo mio padre, poi il mio agente, che mi dicono la stessa cosa: sei un cxxxxxe. Poi chiamo Sabatini per dirgli che mi dispiace ma non me la sento. Lui fu splendido, disse che capiva benissimo e che non c’era problema. Non ho nulla contro la Virtus, probabilmente sarei stato bene anche lì, ma lo sport ha le sue regole. È come andare a letto con la fidanzata di un amico: non si fa e basta…

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