Il coach di Sassari Gianmarco Pozzecco è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.
Un estratto delle sue parole.

Sono felicissimo, prima di tutto perché sono fortitudino. Poi, per Pavani, un presidente con cui ho avuto un ottimo rapporto e che si meritava questo risultato; per Carraretto, una persona speciale e un amico vero; per i giocatori che ho allenato l’anno scorso, uno su tutti Pini, ragazzo straordinario: poi Rosselli, il Mancio, Cincia e anche per il resto della squadra. E sono contento per il mio staff, confermato quest’anno: Comuzzo, Lopez, il mio grande amico Tasini. In più il giorno in cui la Fortitudo ha festeggiato la promozione battendo Ferrara, noi di Sassari abbiamo superato la Virtus: è stata una giornata speciale.

Qualche rammarico per l’esperienza in biancoblu? Da giocatore, nel 2005, fui messo fuori squadra e arrivò lo scudetto. Lo scorso giugno me ne sono andato come allenatore e quest’anno è arrivata la promozione. Sono contento così. Ho scelto io di andarmene e poi ne ho discusso con Pavani. Non sarei mai tornato sui miei passi: non me la sentivo di fare alcune scelte per motivi etici. Da fortitudino sono contento che Martino abbia riportato la Effe in A. Poi, è logico che avrei preferito riuscirci io l’anno scorso. Ora mi sto togliendo soddisfazioni a Sassari. Questo mi tranquillizza un po’. Lasciare la Fortitudo, ritrovandomi senza lavoro, non è stata una decisione semplice. Ma non mi sono mai pentito di averla presa perché era la cosa giusta da fare. Òggi siamo tutti felici.

A chi diceva che lei non fosse un allenatore, ora cosa risponde? Che aveva ragione. Ho tanti difetti, ma ho il pregio di riconoscere certe cose e di accettare le critiche. Per la maggioranza di chi mi vedeva giocare da bambino non avrei mai potuto diventare un giocatore per la mia corporatura. Ero magro, piccolo, sfigato e ho continuato ad esserlo fino a quando ho smesso di giocare a basket. Allo stesso modo, quando dicevano che non sapevo allenare perché facevo cose da psicopatico come strapparmi la camicia o prendere più tecnici in due mesi di Fortitudo che gli altri allenatori in un anno, avevano ragione. Non basta capire la pallacanestro, bisogna comportarsi in un certo modo. Ho un piccolo rammarico. In gara 1 della semifinale playoff con Casale Monferrato, con la Fortitudo avanti di 10 nel quarto periodo, ho avuto una reazione sbagliata ed esagerata. Se fossi stato più sereno forse avemmo vinto la gara e saremmo arrivati in finale. Sbagliai perché troppo coinvolto emotivamente. Poi, è vero che in Italia a volte si è troppo rapidi a muovere certe critiche.

L’anno prossimo tornerà il derby. Ho un aneddoto di cui vado orgoglioso: quando arrivai in Fortitudo da giocatore, dissi subito a Seragnoli di non preoccuparsi del derby e infatti li vincemmo entrambi. L’anno prossimo l’Aquila farà un campionato straordinario, spinta dall’entusiasmo della promozione come è successo a Trento e a Trieste. La Fortitudo farà meglio della Virtus, a meno che i bianconeri non prendano giocatori del calibro di Teodosic. Oggi è più la Virtus a soffrire la presenza della Effe.

(foto Fortitudo – Fabio Pozzati)

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