L’ex capitano della Virtus Peppe Poeta, che domani tornerà a Bologna con la sua Torino, è stato intervistato da Stadio e Resto del Carlino.
Un estratto delle sue parole.

Tutti sanno che Bologna mi è così rimasta nel cuore che adesso ci abito e ci vivo durante le pause della pallacanestro.

La partenza difficile di Torino. Sapevamo che ci sarebbe voluto più tempo rispetto alle altre. Con 12 giocatori e un allenatore nuovo, mai stato in Europa, è normale. A questo si sono aggiunti alcuni imprevisti, lo stesso coach è andato e tornato, infortuni per un bel po’ di giocatori, qualche cambio di strategia. Questo ci ha rallentato ulteriormente. Così siamo altalenanti. Facciamo break e ne subiamo, buoni quarti e altri meno, era preventivabile, ma il talento c’è.

Com’è lavorare con Larry Brown? Lui è una leggenda vera, unico nel suo genere. Ha un sistema di gioco molto diverso da tutti quelli a cui siamo abituati, però anche infinito carisma e personalità. Il suo basket è molto collegiale, tutti fanno tutto, c’è poco tiro da tre punti, poco pick and roll e tanto uno contro uno, difesa aggressiva e uso del lato debole.

Impressione sulla Virtus? Ottima. Martelli e Dalla Salda hanno costruito una grandissima squadra, equilibrata, in mano a un allenatore bravo ed esperto. Non la immagino mai fuori dalle prime 4 nelle mie classifiche.
Una delle prime cose sarà non subire i loro lunghi. Per me Kravic è uno dei migliori giocatori del campionato, mi fa impazzire, lo vorrei sempre con me. Poi gli esterni hanno tanti punti nelle mani. Dovremo giocare la nostra pallacanestro, senza farli correre, evitando che s’accenda il Madison
.

Sul passato, quando fece male l’esclusione dal roster nel 2013? Tanto, anche perché le tre stagioni precedenti erano state molto buone. Ci tenevo moltissimo a quella maglia, ero pure il capitano e avevo anche un legame particolare con la tifoseria. Purtroppo con i cambi di dirigenza non rientrai nei piani del club pur essendo sotto contratto. Il tempo però fu galantuomo: andai a fare un’esperienza straordinaria a Vitoria dove tutto andò benissimo. Però vivo ancora come un’ingiustizia la decisione di mettermi da parte.

Chi vince domani? Vinco io, anzi devo vincere io: ne ho più bisogno. I tifosi mi capiranno.

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