Pietro Basciano, presidente della Fondazione Virtus, è stato intervistato da Walter Fuochi su Repubblica.

Ecco le parole del nuovo uomo forte della proprietà bianconera, che ha iniziato l’intervista parlando di derby e di Fortitudo: Una Fortitudo in A farebbe anzitutto bene alla Virtus, cui servono sfide alte. Il derby manca a tutti, e io comincerei subito a farne uno amichevole.

Tifosi della Effe hanno parlato di conflitto di interessi? I dirigenti non la pensano così, hanno avuto massimo supporto, e me lo testimoniano.

Basciano, tutto il suo basket. Un figlio che gioca a Trapani e mi trascina alla partita, dove scopro che il fallimento è a un passo. Entro nel 2012, in C1, nel 2013 compro il titolo da Scafati e siamo in A2. Poi, da dieci mesi, faccio il presidente della Lega pallacanestro. Ci ho visto, entrando, cose che non mi piacevano, ora qualcuna è cambiata.

Troppe presidenze, dovrà sciogliere presto le incompatibilità. Già fatto. Trapani è casa, la guiderò finchè ne ho voglia, e per la Lega di A2 sono esattamente quello che è Marino, patron di Brindisi, per la A. Infine, qui sono presidente della Fondazione e nella Virtus Pallacanestro non avrò incarichi. Nè presidente, nè vice, nè AD.

Può bastare la Fondazione, visto che ha già chiarito che l’asse del potere viene trasferito in questa stanza dei bottoni. Ancora un ricordo personale. Entrai in Fondazione, invitato da Daniele Fornaciari, nel luglio 2014. La mia prima presenza fu anche l’ultima di Bottai. Erano i giorni del -2, lesse una letterina che mi parve subito inaccettabile, da un dirigente. Danni d’immagine a parte, mi faceva incazzare che definisse la Virtus una ‘nobile decaduta’. La Virtus è nobile e basta, e al suo livello deve tornare. Io sono pronto e faccio il mio passo avanti. Bologna m’ha dato tanto, in quest’azienda partimmo in quattro e ora diamo lavoro a duecento famiglie. Qualcosa devo restituire, a una città che in 15 anni ho visto sedersi, perdere ambizione. Lo farò attraverso la Virtus.

Come si concretizzerà questo nuovo peso della Fondazione? Nel contare di più. Fino ad oggi è stata passiva, senz’anima. Invece deve dare progetti e idee, farsi coinvolgere, cambiare spirito. E’ una compagnia eterogenea, fatta di 32-33 soggetti importanti. E può sviluppare sinergie, opportunità per chi inviteremo ad entrare. La domanda è sempre la stessa: perchè, io imprenditore, dovrei farlo? Io devo trovarle una risposta efficace, motivi forti.

E soldi, tanti soldi. Aumenterà il budget? Ad ogni proposta di dare un po’ di più non ho mai sentito dei no, in Fondazione. Quest’anno il budget è definito, lavoreremo sul prossimo, con ingressi importanti, o facendo sì che piccoli soci diventino grandi.

Con la Fondazione, e non un padrone unico, la Virtus galleggia tra l’esistere e il resistere. Il tifoso che vide i fasti chiede di più. E ha ragione, non può bastare. Guardare il passato è giusto se ci si vede il futuro. La Virtus va riportata dov’era. Non serve poi molto, visto l’attuale contesto del basket italiano.

Il rischio è che, mentre entrano nuovi apporti, esca chi c’è. Le coop, per esempio. E non solo Villalta. Francamente, non le vedo in ritirata. Hanno un impegno forte, vicino, sul loro fronte aziendale, ed era giusto questo passaggio dal front desk a un ruolo meno visibile. Ma non faranno mancare risorse. E pure Villalta era giusto facesse un passo indietro. Questa virata societaria stava maturando da tempo. Lo pensiamo un po’ tutti che nel Cda della società sportiva debbano stare uomini della proprietà e non solo dirigenti professionisti.

Che cosa vorrebbe fare, nei suoi primi cento giorni? Dare il massimo supporto a chi, dal 13, avrà incarichi operativi. E riavvicinare quei tifosi che oggi hanno dubbi sul futuro. Siamo qui per riportare la Virtus in alto, faremo sì chela gente raccolga il messaggio.

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