Festa grande per i detrattori del coach, in una domenica dove per scaldarsi e vedere un po’ nella nebbia preinvernale serviva solo riguardare le prove positive precedenti, a dimostrare che la Fortitudo non è e non può essere quella atroce accozzaglia di giocatori che nei primi 18’, diciamo, hanno giocato ad un gioco che era difficile da descrivere. Prendendosi a palla in faccia, se la palla stessa non veniva sciupata in altri modi e maniere, tirando ad un certo punto con 4/31 (quattro su trentuno) sbagliando robe atroci, e ringraziando che Piacenza, più che dare palla ad Hasbrouck e tirare da 3, non è che facesse. Altrimenti, al 20’ si poteva già essere discretamente con le gambe sul pullman. Poi qualcuno si è svegliato, qualcuno ha provato a difendere, ma non è stato abbastanza per rivoltarla in toto.

Misteriosa, questa prestazione, che il coach ha definito simile, almeno come impatto emotivo, a quella dello scorso anno con Matera. La cosa può essere accettabile, se come lo scorso anno sarà in esemplare unico e non ripetibile, altrimenti sarà davvero da capire se ci sono problematiche da risolvere che vanno oltre la non partita di Piacenza. Che, al di là dei meriti casalinghi, è principalmente motivo per il classico mea maxima culpa, contro una avversaria limitata da infortuni (Formenti out, poi nel finale anche Rossato) che ha tirato 40 volte o quasi da 3, senza poi nemmeno fare gran cifre. Decine di giocatori che hanno fatto un passo indietro, a partire dalle sonnolenze di Knox, un Montano che sembra non riuscirne a fare due di fila (e a volte, invece di zero oggi e venti domani, basterebbe farne dieci tutte le volte), la peggiore in stagione di Mancinelli, e via di questo passo. Cosa sia successo, lo avranno studiato staff e giocatori nella serata di ieri – con rientro al Paladozza per esami orali di riparazione – e nella nottata.

Ora avanti, con la gara casalinga di domenica con Recanati per ripartire, sapendo che la qualificazione in Coppa Italia (al netto di quanto serva, tralasciando eventuali dichiarazioni del vecchio coach ellenico Esopo su volpi e frutti in acini) diventa molto complicata. Ma, soprattutto, quel che serve è capire quale sia, l’identità di questa Fortitudo. Sperando che ieri sia stata solo una crisi adolescenziale, e sperando che il clima attorno alla truppa non si scaldi troppo per, come detto, pressioni e quelli che Renato Villalta, altrove, definiva falsi amici. Di fatto, se vogliamo, la squadra ha ancora un +2 in media inglese. Sulla proiezione, sarebbe un 70% di vinte alla trentesima. Che non sarebbe male.

Shine on you crazy diamond - Gandini, che ha ricordato l’O’Sullivan (ah, antichità) in qualche disastrosa trasferta dei fenomeni Rivers e Wilkins. Il finale di Ruzzier o gli sprazzi di Italiano, poco altro.

Another brick in the wall - Capire come possa Jekyll diventare Hyde in 72 ore, sperando che non si debba parlare, di nuovo, di sindrome da trasferta. Amen.

(foto Ciamillo - Stadio)

GIOVEDÌ 22 DICEMBRE FORTITUDO IN AMICHEVOLE A SIENA
PESARO - FORTITUDO SUPERCOPPA 2001, PAGELLE E STATISTICHE