Il presidente FIP Gianni Petrucci è stato sentito da La Stampa e Il Piccolo. Un estratto dell’intervista.

“Le quote italiani? La questione, che si riflette anche sulla Nazionale, è importante. Parlo quasi tutti i giorni con Gandini, ma voglio essere chiaro: gli italiani devono giocare e il numero dei nostri giocatori rimane un punto fermo. Si può cambiare qualcosa sul sistema di impiego e parlare anche di squadre con meno italiani, compensate da altre che ne avranno di più. A patto che la quota complessiva resti perlomeno inalterata. Razza protetta? Non è vero, voglio solo il giusto cocktail tra italiani e non dentro le regole.Gli statuti delle federazioni recitano la tutela del patrimonio nazionale. C’è anche una delibera del Consiglio Nazionale del Coni, di quando ero presidente, sulla diminuzione degli stranieri e sulla quantità di visti per gli extracomunitari. Parecchi italiani, impiegati e impegnati con un minutaggio maggiore, non si sono dimostrati inferiori a tanti stranieri.
Abbandonare il professionismo? Non credo che ci sia questa voglia. Il professionismo significa una maggiore tassazione, ma anche un riconoscimento di importanza e serietà agli occhi delo Stato. Dopo che la Comtec ci dirà le iscrizioni in A e A2, vorrei parlare con i proprietari dei club di una riforma sulle competizioni giovanili. Il mio pallino resta una sorta di campionato Primavera, magari organizzato dalla Lega”

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