Once Fortitudo, always Fortitudo. Non diceva così la Mano di Repesa, alla vigilia della partita? E allora eccola, la Mano, con una Pesaro che ha affrontato in modo illogico la partita di ieri contro una truppa biancoblu che, a differenza di altre volte, ne aveva voglia. I Prosciutti si sono dimenticati che Bologna ha nella difesa in area – specie dopo aver attaccato facilmente sul primo passo – il suo atroce punto debole, preferendo una agghiacciante sparakkianza dall’arco: Dalmonte ringrazia, e si porta a casa una vittoria che fa morale e fa sperare. Che le teste siano tornate a posto, e con questo la voglia di sbattersi. Oltre – perchè non è che si possa attribuire sempre tutto ai giocatori – a maggiori gerarchie e logiche in campo. Ieri è stata positiva, anche solo per scacciare la negatività che durava (non certo per colpa dell’ambiente o degli scribacchini) da agosto o quasi. E che stamattina ci sia il sole, anche letteralmente guardando la finestra, è cosa buona e giusta.

Si è risvegliato Totè, marcato come se tutti i pesaresi lo avessero al Fantabasket, e chissà se questo non possa andare a modificare faccende di mercato che comunque non potranno essere omesse: l’abiura di Sabatini e Palumbo fa capire che un play è indispensabile, anche perchè Saunders non sembra di quelli che oltre a palleggiare la vogliano pure passare (a curiosa differenza di Banks, ieri 8 assist). E resta comunque la necessità di capire che fare di Withers, il 3 che gioca da 4: ieri si è salvato con due azioni nel finale, ma prima era stato surclassato nel ruolo da Mancinelli, che ha tremila anni in più e in teoria dovrebbe essere il suo cambio. Vero che si gioca così tanto spesso da non avere tempo per inserimenti eccetera, ma intanto si potranno avere immediate controprove. E ragionare con i due punti, ecco, tanto male non è: ci si era disabituati, specie in trasferta dove il 2 in schedina non usciva da un anno e spiccioli, citofonando Cantù nel novembre 2019.

La Fortitudo è una regola – Ok, è stato difeso come nemmeno lo scrivente difese un pomeriggio, in un campetto, la propria figlia di 8 anni. Però Totè (alla terza vittoria in serie A su 24 uscite, e in due occasioni proprio in sfide tra BOF e PU) si è fatto trovare pronto, ringraziando per essere stato cercato. Poi tutta la squadra, che aveva voglia di sbattersi: vero che Pesaro, ripetiamo, ha giocato al più impressionante ciapanò della storia recente della pallalcesto. Ma anche Bilbao, martedì, aveva fatto uguale, ed era finita con i sacchetti che danno sugli aerei.

Ci stiamo sbagliando ragazzi – Ci si sbaglierà a credere che ora tutto sia fatto e finito. Perchè la squadra ha comunque limiti di costruzione e tutto il resto. E non sempre ci sarà il With a little help from my friends come in Adriatico.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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