L’ex capitano della Virtus Peppe Poeta – che sabato affronterà i bianconeri con la maglia di Trento – è stato intervistato dal Resto del Carlino.

Ecco le sue parole: Avere come avversaria una squadra che indosserà la maglia della V nera mi farà un certo effetto, sicuramente non mi lascerà indifferente, anche perché adesso ho ottimi rapporto con l’ambiente: dai tifosi, ai dirigenti allo staff tecnico. Amo talmente tanto Bologna che è la città in cui ho scelto di abitare quando appenderò le scarpe al chiodo e dove abito quando non sono professionalmente impegnato.

Eppure all’epoca le cose non furono così serene? Successe una cosa strana, mi dissero che ero un bravo giocatore, che ero una bandiera e che il mio atteggiamento era perfetto, ma nonostante tutto questo dovevo andare via perché per me non c’era spazio. Non c’era questa dirigenza e io mi sono sentito preso in giro anche perché mi venne comunicato quando ormai tutte le squadre si erano già sistemate. Alla fine, però, arrivò la chiamata di Vitoria, club basco che disputava l’Eurolega e quello probabilmente è stata una delle esperienze più belle della mia carriera.

Adesso do il mio contributo in una squadra che fa della lettura il suo marchio di fabbrica? Aggiungo che non gioca quasi mai il pick and roll, uno dei giochi dove mi sento più forte e forse siamo gli unici in Italia a non farlo. Più che una seconda giovinezza direi che sono maturato. Giocare in Spagna mi ha aiutato molto e per assurdo anche il fatto che l’anno scorso sono rimasto fermo tanto tempo per un problema al ginocchio mi ha aiutato a migliorare. Gioco in una squadra dove ci si passa la palla e c’è la voglia di coinvolgere tutti quando si attacca, per farlo non basta la qualità dei giocatori, bisogna anche che tutti abbiano come obiettivo il gruppo. Questo è il nostro segreto, se uno ad agosto avesse detto che noi a dicembre saremmo stati primi sia in campionato che in Eurocup lo avrebbero preso per pazzo. Il giocare insieme è il nostro valore aggiunto.

Mi ha sorpreso la chiamata di Trento? A dir la verità avevo diverse offerte, ma decisi per Trento perché subito mi hanno dato l’impressione di avere in mente un progetto e di fare sempre il passo lungo quanto la gamba. Tutto è stato confermato nei mesi successivi: qui c’è il clima ideale per svolgere la professione del giocatore di pallacanestro.

Qual è il ricordo più bello legato alla Virtus? Non c’è un episodio singolo, ma un periodo, come la squadra si compattò dopo le partenze di Homan e di Mclntyre. Dimostrammo di essere una squadra al di là dei passaporti. Io, Angelo Gigli, Sanikidze e Koponen trainammo una squadra che arrivò ai playoff e lì purtroppo non ebbe altrettanta fortuna.

Di tutti i nominati solo io gioco ancora ad alti livelli? E’ solo una congiuntura. Quello che ha avuto più successo è stato Sanikidze che ha vinto uno scudetto con Siena, mentre Angelo ha comunque giocato due anni a Milano.

Chi vincerà sabato? Noi faremo di tutto per battere la Virtus, siamo in alto e vogliamo rimanerci.

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